Tunnel carpale: sintomi, rimedi e come curarlo

La sindrome del tunnel carpale colpisce il sistema nervoso periferico del braccio, generando formicolio e dolore, ed è dovuta alla compressione del nervo mediano che corre lungo tutto il braccio, all’interno di uno stretto canale chiamato appunto tunnel carpale, attraverso il polso fino a raggiungere le dita.

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Come spiega il neurochirurgo Giuseppe Ambrosio, in chi soffre di tunnel carpale, i nervi periferici del corpo vengono compressi o subiscono traumi; i disturbi della sensibilità colpiscono le prime tre dita della mano, pollice, indice e medio. In questa malattia il nervo mediano, durante il suo passaggio nel canale carpale a livello del polso, subisce una compressione a causa dell’inspessimento del legame traverso del carpo. Successivamente, il dolore si può estendere anche all’avambraccio e, se la patologia si aggrava si può verificare perdita di sensibilità alle dita, perdita di forza della mano, atrofia dell’eminenza tenar.

Tunnel carpale: sintomi e cause


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È soprattutto durante la notte e/o la mattina che si manifestano i sintomi, a soffrirne sono soprattutto le donne tra i 40 e i 60 anni, anche se, si può occasionalmente presentare in pazienti anche più giovani.

Per quanto riguarda le cause, il dr Guido Cimurro, sostiene che a volte esiste una predisposizione individuale, nel senso che il tunnel carpale in alcune persone è più piccolo che in altre. Vi sono poi, altri fattori scatenanti, come, ad esempio:

  • l’ipotiroidismo
  • l’artrite reumatoide
  • la ritenzione idrica durante la gravidanza
  • menopausa

Inoltre, la sindrome presenta una significativa associazione con alcune attività svolte dal soggetto. Sarte, casalinghe, operai, impiegati, ecc., che svolgono lavori manuali e ripetitivi, possono essere più soggetti a soffrirne rispetto a chi pratica professioni in cui l’uso della mano è meno richiesto.

Diagnosi e cura del tunnel carpale

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Andare dal proprio medico è sicuramente la prima mossa da fare se si soffre di tali disturbi. Esistono test semplici, di cui il medico si serve, che tentano di riprodurre i sintomi della sindrome del tunnel carpale: il test di Tinel, attraverso cui il medico batte leggermente o esercita pressione sul nervo mediano nel polso del paziente e, se si verifica un formicolio nelle dita o una sensazione simile ad una scossa, il test risulterà positivo; il test di Phalen, prevede che il paziente prema i dorsi delle mani l’uno contro l’altro, puntando le dita verso il basso. Se sono presenti il formicolio e/o l’intorpidimento si può ipotizzare la presenza della sindrome del tunnel carpale.


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Dopo una visita medica in cui si ipotizza la presenza di tale sindrome, così come suggeriscono i nostri esperti, sarebbe necessario sottoporsi ad alcuni esami specifici:

ENG (elettroneurografia): viene eseguita con elettrodi di superficie su specifici punti della cute del paziente e piccole scosse elettriche. In questo modo si valuta la velocità sensitiva, che è la prima ad essere alterata in chi ne soffre, la velocità motoria, la latenza e le risposte sensitive e motori del nervo.

EMG (elettromiografia): utile per escludere gravi danni ai muscoli della mano. Viene eseguita utilizzando piccoli aghi che registrano l’attività muscolare. È anche possibile classificare la gravità del danno.

Naturalmente, la cura dovrebbe iniziare il prima possibile, poiché, in assenza di trattamento o cambiamento delle attività quotidiane, generalmente la STC tende ad aggravarsi, anche se, in alcuni soggetti può rimanere stazionaria.

Sempre secondo Cimurro, in alcuni casi, farmaci di diversa natura possono alleviare il dolore e il gonfiore presenti da poco tempo o causati da un’attività molto intensa. In questi casi però, si hanno effetti transitori. Infatti, nel momento in cui si sospendono tali terapie è possibile che vi sia una ripresa dei disturbi clinici.

Sempre per quanto riguarda pazienti che mostrano sintomi di lieve entità, è possibile svolgere esercizi di stretching, naturalmente sotto la guida di un fisioterapista.

Tunnel carpale: terapia conservativa

La terapia conservativa prevede anche l’uso di tutori per il polso. L’aspetto negativo però, è che alcuni impediscono l’uso della mano e quindi le normali attività quotidiane. Se la terapia conservativa può non soddisfare, la terapia chirurgica viene considerata una valida alternativa. Vi sono diversi tipi di chirurgia, che prevedono il taglio del legamento traverso.

In genere tali interventi si eseguono in anestesia locale e in regime di Day Surgery. La convalescenza è solitamente compresa fra 2 e 4 settimane.