Tumore dell’ovaio: la scelta della Jolie scuote specialisti e pazienti

Arianna Preciballe
  • Esperta di: Diete e cura degli inestetismi

Se per l’oncologo Umberto Veronesi si tratta di “Scelta sacrosanta”, il prof. Carmine Pinto, presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), sottolinea come la decisione di Angelina Jolie possa rappresentare un momento proficuo di riflessione, sia per i clinici che per le pazienti. Cerchiamo di capirci di più.

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Angelina Jolie ha deciso di sottoporsi all’intervento di ovariectomia a un anno di distanza dal duplice intervento di mastectomia preventiva. La sua è stata una scelta saggia? Partiamo da un dato: ogni anno 4.900 italiane sono colpite dal tumore dell’ovaio.

8 diagnosi su 10 giungono quando il cancro è ormai in fase avanzata. In questi casi, la sopravvivenza delle pazienti è solo del 30%. Dato che si inverte radicalmente se la malattia viene scoperta in tempo. Allo stadio iniziale, infatti, la probabilità di vincere il cancro raggiunge il 90%”,

spiega il prof. Pinto, ricordando come, a questo proposito, l’AIOM abbia già stilato un documento operativo sulle migliori strategie d’azione con i ginecologi della SIGO (Società di Ginecologia e Ostetricia), predisponendo una serie di indicatori fondamentali da rispettare per le Unità Operative di riferimento sul territorio.

Tumore dell’ovaio: la prevenzione può salvare la vita

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“Nel nostro Paese va migliorato un aspetto fondamentale, l’accesso al test genetico per tutte le donne a rischio, cioè quelle che hanno avuto un tumore al seno da giovani o che presentano una forte familiarità. E deve essere gestita con attenzione la fase successiva a questo esame, per definire con la paziente il percorso di cura.

Va sviluppata la cultura del counselling genetico, con tutti gli attori coinvolti: l’oncologo, il genetista e lo psicologo. Solo così potremo capire a fondo le aspettative della donna. Inoltre questo test non è solo preventivo, ma indica anche la sensibilità delle donne già affette da tumore all’ovaio a una categoria di farmaci, i PARP inibitori, che agiscono nei tumori causati dalle alterazioni dei geni BRCA, la cui mutazione è responsabile dello sviluppo del cancro all’ovaio.

AIOM insieme alle altre Società Scientifiche coinvolte, proprio in questi giorni, sta producendo delle Raccomandazione per la gestione del test per BRCA nell’ambito del carcinoma ovarico”.