Tumore del seno: come identificarlo

Con la consulenza del professor Alberto Luini, chirurgo senologo e co-direttore del Progetto Senologia dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (IEO). 

Tumore del seno: una tecnica localizza la neoplasia più nascosta | Salute

Sono 40mila i nuovi casi di tumore alla mammella registrati nel nostro Paese ogni anno. La buona notizia è che a fronte di un incremento dell’incidenza di questa patologia, si assiste di pari passo a una diminuzione del tasso di mortalità, grazie a un miglioramento delle terapie disponibili, molto più mirate sia in fase chirurgica sia in fase postoperatoria, e a tecniche diagnostiche all’avanguardia che consentono di scoprire la neoplasia in uno stadio precoce.

Tra queste la tecnica ROLL (Radioguided Occult Lesion Localization) per la localizzazioni delle lesioni non palpabili (che rappresentano ad oggi il 30 percento dei tumori osservati), ideata dal professor Alberto Luini con il collega, professor Giovanni Paganelli.

Dritti al centro

È una metodica messa a punto dall’Istituto Europeo di Oncologia ed è una delle più utilizzate al mondo per rilevare piccoli noduli o calcificazioni. In genere, viene praticata il pomeriggio precedente o la mattina stessa dell’intervento.

Si tratta di una tecnica radioguidata, spiega il professor Luini, chirurgo senologo, che impiega una sostanza chiamata albumina, coniugata con il tecnezio – un isotopo radioattivo -, iniettata per individuare in modo mirato la sede della lesione. È una centratura pre-chirurgica per la quale è necessaria la presenza di due figure professionali, il radiologo, che identifica il punto esatto dove iniettare l’albumina, e il medico nucleare. Il chirurgo, durante l’operazione, ha a disposizione una sonda che tramite un segnale rileva la presenza dell’isotopo, e un monitor per trovare il punto preciso dove intervenire, detto punto di massima captazione.

Parola d’ordine: sicurezza

La tecnica ROLL non comporta controindicazioni o effetti secondari, in quanto la sostanza non si diffonde nell’organismo, rimane localizzata e viene poi smaltita. “Da ricordare”, sottolinea lo specialista, “è che l’albumina viene somministrata anche per individuare il linfonodo sentinella, ovvero il primo linfonodo ascellare. L’unica differenza consiste nella diversità del suo peso molecolare, che deve essere più pesante per la centratura.

Per una corretta prevenzione

  • Il primo passo fondamentale è l’autoesame (un importante step di educazione sanitaria).
  • Condurre uno stile di vita adeguato: non fumare, fare attività fisica, seguire un’alimentazione sana, equilibrata e a ridotto apporto calorico.
  • Sottoporsi a indagini diagnostici in fase precoce con mammografia ed ecografia. La prima è raccomandata a partire dei 40 anni, perché da questa fase della vita in avanti il seno perde densità. In precedenza è preferibile un’ecografia. La combinazione di entrambi gli esami consente di riconoscere la lesione nella totalità dei casi.
  • La risonanza magnetica può essere di supporto, quando è opportuno caratterizzare ulteriormente il nodulo o la calcificazione.
  • “Negli ultimi due-tre anni”, conclude il chirurgo, “si sta diffondendo la tecnica della tomosintesi, cioè della stratificazione della mammella: una piccola TAC, che consente di esaminare la ghiandola mammaria come se il tessuto ghiandolare fosse sezionato. L’ultima frontiera è la mammografia con mezzo di contrasto”.

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