Tumore del fegato: cause e prevenzione

Consulenza del dottor Mauro Borzio, responsabile della commissione epatologia AIGO, autore dello studio sulla gestione del tumore al fegato nella pratica clinica quotidiana; vediamo quali sono le cause scatenanti di questo tumore e come si può curare.

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È la settima causa di mortalità al mondo in campo oncologico e nel nostro Paese si attesta attorno a due-tre casi per ogni 100mila abitanti.

Il fattore di rischio principale del tumore al fegato, l’organo deputato ad eliminare le sostanze di scarto del sangue e a produrre bile ed enzimi indispensabili per la digestione è la cirrosi epatica, cioè una malattia cronica che interessa questa regione del corpo.

“Ciò significa che in presenza di una patologia al fegato potenzialmente progressiva”, spiega il dottor Mauro Borzio, responsabile della commissione epatologia dell’Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri (AIGO),

“questa può evolvere verso la cirrosi e il tumore può complicare la storia naturale di questa malattia. Il compito fondamentale dell’équipe medica è cercare di interromperne la progressione”.

Riduzione del tasso di mortalità

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Uno studio promosso da AIGO, che ha reclutato circa 1.500 pazienti affetti da tumore primitivo del fegato al primo riscontro, osservati in 32 gastroenterologie italiane, ha rilevato che la sopravvivenza a tre anni del tumore del fegato è raddoppiata negli ultimi dieci anni: a tre anni dalla diagnosi oggi è ancora in vita il 44% dei pazienti a fronte del 25%, come si registrava in precedenza.

E questo grazie a una diagnosi precoce e a un ventaglio di terapie impensabili solo fino a 15 anni fa, messe a punto di concerto da epatologi, radiologi, chirurghi e oncologi.

“I programmi di screening e sorveglianza”, commenta lo specialista, “rappresentano una svolta epocale, in quanto ben il 60% dei tumori primitivi sono diagnosticati così. Rispetto a 20 anni fa il numero è raddoppiato”.

Le cause scatenanti

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Alla base di patologie al fegato, si collocano in prima linea i virus C e B, ma anche l’alcool, che oggi incide circa al 30% dei nuovi tumori, e la steatosi, termine che si riferisce all’accumulo di grasso in eccesso nel fegato e che si colloca nell’ambito della sindrome metabolica (che si caratterizza oltre che per la steatosi, anche per sovrappeso, diabete, dislipidemia, cioè un’elevata concentrazione di lipidi nel sangue, e ipertensione arteriosa).

La steatosi e la steatoepatite sono una delle cause emergenti e si stima che tra 15-20 anni saranno “imputati” della maggioranza dei tumori primitivi del fegato.