Tumore al seno: le ultime terapie

Paolo Cesarotti
  • Appassionato di Medicina e Salute

Con la consulenza scientifica del prof. FRANCESCO COGNETTI, direttore dell’Oncologia Medica del Regina Elena di Roma; vediamo le nuove terapie per il tumore al seno. 

tumore seno

Ecografia, mammografia, biopsia, cure. Comincia così, per una donna su 13, il calvario della scoperta di un carcinoma al seno, patologia che rappresenta la prima causa di morte nel genere femminile. Ma c’è una buona notizia:

“Negli anni, le percentuali di guarigione in questa malattia sono cresciute di circa il 10%, passando dal 78 all’87%” afferma il professor Cognetti. Si tratta di un risultato eccezionale, da ricondurre alle campagne di prevenzione e a terapie sempre più efficaci. Le scoperte degli ultimi anni sulla genetica dei tumori stanno, infatti, portando allo sviluppo di un nuovo approccio alla malattia.

Nuovi metodi diagnostici che consentono di prevedere con maggiore precisione l’evoluzione del tumore, permettendo di capire già in fase di diagnosi, o durante il trattamento, la validità della cura.

Nuovi farmaci biologici, come quello di recente sviluppo (T-DM1) che distrugge come una “bomba” le cellule tumorali, in grado di rilasciare una sostanza altamente tossica solo dove si trova la neoplasia, con meno effetti collaterali.
Nuovi approcci per la chemioterapia, che adesso può essere praticata prima dell’intervento e che migliorerà l’indice di sopravvivenza alla patologia, e la radioterapia.

Le moderne frontiere della genomica

tumore_seno

Due test permettono di prevedere con maggiore precisione l’evoluzione della malattia e risolvere il principale dei dilemmi dell’oncologo, cioè la scelta della terapia.

“Attraverso queste indagini, – spiega il professor Alberto Bottini, responsabile Patologia Mammaria Breast Cancer Center dell’Azienda Istituti Ospitalieri di Cremona – è possibile condurre un’analisi sulla mutazione di geni specifici e individuare già in fase di diagnosi il trattamento più indicato per la paziente. Inoltre, in corso di terapia, si potrà valutare se la donna sta traendo un reale beneficio dalle cure somministrate”.

In questo modo è possibile evitare la tossicità di una chemioterapia post operatoria.

Nuovi farmaci biologici

Negli ultimi anni, l’attenzione dei medici si è concentrata sulla qualità di vita delle donne che si sottopongono alle cure per il tumore alla mammella.

“Una risposta è arrivata da una nuova formulazione di Trastuzumab, che permette l’assunzione di questo farmaco per via sottocutanea e che ha dimostrato un’efficacia sovrapponibile alla somministrazione per endovena, con il grande vantaggio però di migliorare la qualità di vita delle pazienti grazie a tempi di infusione più brevi, circa 5 minuti contro i 30-90 minuti, e a una minore invasività” spiega il prof. Cognetti.

“Ma oggi sono in corso di valutazione anche molti altri nuovi farmaci: alcuni sono nuovi anticorpi monoclonali, come T-DM1, un trattamento oncologico altamente specializzato per il carcinoma mammario HER2-positivo (una forma molto aggressiva) in stadio avanzato”.

Cosa è cambiato? Grazie alla loro natura di farmaci mirati, consentono la somministrazione di chemioterapia altamente potente, altrimenti intollerabile, massimizzando il beneficio clinico e minimizzando, al contempo, gli effetti collaterali tossici.