Tumore al seno e osteoporosi: che relazione c’è?

Arianna Preciballe
  • Esperta di: Diete e cura degli inestetismi

Quello tra il tumore al seno e l’osteoporosi è un legame ancora poco considerato dalle donne colpite dalla patologia oncologica, sebbene l’87% si dichiari consapevole del fatto che la fragilità ossea sia una possibile conseguenza della terapia con inibitori dell’aromatasi.

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La terapia di blocco ormonale, infatti, induce una riduzione degli estrogeni che, se da una parte esercita effetti positivi sul seno, dall’altra accelera notevolmente il processo di distruzione dell’osso, aumentando di molto il rischio fratturativo delle pazienti.

Seppur informate, oltre la metà del gruppo di pazienti in terapia ormonale intervistate da Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna), ne teme gli effetti negativi dichiarandosi spaventate ancora prima di un’eventuale inefficacia della cura antitumorale.

Pur riconoscendo l’importanza del ruolo dell’oncologo, la cui informazione è corretta nel 99% dei casi, il 43% non inizia alcun trattamento per prevenire la patologia ossea, con una percentuale che sale addirittura al 76% tra le più giovani.

Eppure, sarebbero proprio queste ultime a rischiare un impatto potenzialmente maggiore delle fratture, in termini sociali e di salute, nonostante, come sottolinea la dottoressa Francesca Merzagora, Presidente di Onda, il tumore del seno colpisca oggi molte giovani donne.

E se 4 giovani su 5 non hanno mai assunto una terapia specifica, addirittura  “il 60% delle donne intervistate, di età inferiore ai 50 anni, dichiara di non aver mai effettuato esami per controllare la salute delle ossa (MOC/ultrasonografia) dopo l’inizio della terapia ormonale”, aggiunge Merzagora.

Osteoporosi e tumore al seno: qualche raccomandazione

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Dai risultati, inoltre, emerge, che le direttive indicate nelle recenti Linee Guida Nazionali sia da AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) che da SIOMMMS (Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro) “non vengono ancora applicate, nonostante  raccomandino la somministrazione delle cure preventive in concomitanza con l’inizio del trattamento con inibitori dell’aromatasi”, conclude il presidente Onda.

A questo proposito, basti pensare che la stessa Aifa ha riconosciuto un rischio di frattura talmente alto da giustificare la rimborsabilità dei farmaci per la fragilità ossea sin dall’inizio della terapia antitumorale, senza la necessità di esami specifici.