Tumore al colon: prevenzione e cura

Con la collaborazione del Professor Ruggero De Maria, direttore scientifico dell’IFO e coordinatore della ricerca, parliamo del tumore al colon e delle nuove scoperte scientifico-mediche per la cura di questo nemico.

Colon

La ricerca italiana non è ferma al palo. L’ultima scoperta sulle cellule staminali del tumore al colon, pubblicata sulla rivista Cell Stem Cell, fa credere che le potenzialità del settore non siano del tutto esaurite. Lo studio, coordinato dal Professor Ruggero De Maria dell’istituto nazionale dei tumori Regina Elena, in collaborazione con il Professor Giorgio Stassi, dell’Università di Palermo, è stato finanziato dalle donazioni 5xmille destinate all’Airc. I risultati raggiunti sono già considerati dalla comunità scientifica dei punti di svolta nella cura del tumore al colon e, come ha spiegato il professor De Maria, in futuro anche per le altre neoplasie. 

La scoperta del recettore

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Il lavoro in laboratorio ha avuto inizio dieci anni fa, quando l’equipe del Regina Elena ha individuato per primo al mondo le staminali tumorali. “Da allora – spiega il professor De Maria –  stiamo cercando delle terapie efficaci che possano distruggerle per curare i tumori inoperabili. Dato che queste cellule sono la sorgente dei tumori, abbiamo pensato che potessero dar vita anche ai tumori secondari, appunto le metastasi, migrando in altre parti del corpo. Ci sono molti ricercatori nel mondo che lavorano in questo settore. Siamo arrivati prima di loro proprio perché eravamo avvantaggiati dalla nostra prima scoperta”.

Quello di oggi può essere considerato un successo e una pietra miliare nella battaglia oncologica perché si è riusciti ad individuare il responsabile della proliferazione del tumore: “Le cellule staminali dei tumori al colon – continua De Maria – possono essere riconosciute tramite la presenza del CD44v6, un recettore che trasmette una serie di segnali in grado di attivare la migrazione delle cellule. In questo modo le cellule staminali lasciano il tumore e vengono trasportate in altri organi attraverso il sangue o il sistema linfatico. Non appena le cellule staminali tumorali trovano un ambiente adatto in un altro organo, cominceranno a crescere e a formare una metastasi”.

La ricerca si è focalizzata sulle staminali del colon dal momento che la scoperta iniziale era partita proprio da lì. “Stiamo studiando anche i tumori del polmone e della mammella – aggiunge il professore del Regina Elena -. Tuttavia il tumore al colon è quello su cui siamo più avanti. Sono tumori molto comuni che purtroppo hanno bisogno che la ricerca faccia di più per aiutare i pazienti che non possono guarire con le terapie attuali”. 

Prevenzione del tumore al colon

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La ricerca non può ovviamente fermarsi a questa eccezionale scoperta. I laboratori dell’istituto nazionale Regina Elena cominceranno una sperimentazione a partire dal 2015 per realizzare dei medicinali che inibiscano i meccanismi di migrazione delle cellule tumorali ad altri organi. In questa seconda fase è previsto anche uno studio che coinvolgerà un gruppo selezionato di pazienti.

I prossimi passi in laboratorio – spiega De Maria – saranno quelli di neutralizzare le cellule staminali tumorali facendole differenziare e trasformandole in cellule non staminali. Questa è una strategia che avevamo già pubblicato col professor Stassi e che è ripresa in questa nuova pubblicazione. Nel frattempo cercheremo di mettere a punto in maniera più precisa le terapie che dovremo usare per i pazienti. Il progetto AIRC che coordino finirà a dicembre 2015. Per quella data dobbiamo assolutamente aver cominciato lo studio clinico sui pazienti”.  

Nella diagnosi e nella cura di un tumore la tempistica gioca un ruolo cruciale. Per questo, l’uso di questa scoperta nel campo clinico non può permettersi il lusso di temporeggiare. Tuttavia esistono dei protocolli nazionali che hanno lo scopo di garantire sull’efficacia dei farmaci ma allo stesso tempo rallenteranno inevitabilmente l’inizio dell’applicazione: “L’avvio della sperimentazione dipende da diversi fattori. La nostra scoperta ci permette di ipotizzare di essere in grado di bloccare la formazione delle metastasi, mentre sarà molto più difficile curare i pazienti con metastasi avanzate.

Normalmente i farmaci nuovi hanno bisogno di completare l’iter regolatorio ed essere approvati per la terapia dei tumori metastatici prima di poter essere impiegati nei pazienti in cui occorre prevenire la formazione di metastasi. Questo potrebbe rallentare l’inizio degli studi clinici. Ma siamo molto determinati a fare presto”.

La scoperta riattiva le speranze delle migliaia di pazienti italiani affetti da tumore. I farmaci che verranno studiati in futuro saranno impiegati nella cura e non nella prevenzione che, come suggerisce il professor De Maria “sono diversi da quelli che vogliamo impiegare per bloccare la formazione delle metastasi. Per la prevenzione – continua – i farmaci più utilizzati sono gli anti-infiammatori, come l’aspirina. Ci sono poi delle sperimentazioni con altri farmaci come la metformina, un ipoglicemizzante orale usato per curare il diabete. In questo settore, i ricercatori del Regina Elena hanno prodotto delle ricerche molto innovative che speriamo aiutino a prevenire i tumori del colon e della mammella”.