Tiroide: come e perché assumere il sale

Revisione dell’articolo a cura della dottoressa nutrizionista Martina De Renzis

Come e in che quantità assumere lo iodio per migliorare la funzionalità della tiroide. Alla scoperta degli alimenti che lo contengono e dell’uso del sale iodato. Con la consulenza del prof. Pier Luigi Rossi, Medico Specialista di Scienza dell’Alimentazione e Medicina Preventiva.

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Per garantire la giusta funzionalità della tiroide, occorre valutare l’apporto delle fonti di iodio, un elemento (come l’ossigeno, l’idrogeno, il calcio eccetera) naturalmente diffuso nell’ambiente, come nell’acqua del mare e nel terreno. Tuttavia, il 90% di esso entra nel corpo umano attraverso l’alimentazione, anche se cibi raffinati, diete ipocaloriche inferiori a 1200 calorie e alimenti ottenuti con sistemi di allevamento e di produzione intensiva possono fornirne dosi insufficienti.

Ma quando una sua carenza scende sotto 40 microgrammi al giorno, compare il gozzo, un aumento patologico del volume della tiroide. Mangiare in modo corretto gioca, quindi, un ruolo fondamentale per far sì che il bilancio nutrizionale tra entrata e uscita di questo minerale dall’organismo sia sempre in equilibrio.


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Per questo, soprattutto se la tua tiroide funziona poco (ipotiroidismo), è bene consumare alimenti ricchi di iodio.

La quantità necessaria da assumere non è uguale per tutti. I bambini e le donne in gravidanza sono più vulnerabili nei confronti degli effetti avversi della carenza iodica, poiché in queste fasi della vita il fabbisogno del minerale è maggiore.

Le donne in gravidanza, quindi, devono assumerne di più (175 microgrammi) e ancora più per l’allattamento (200 microgrammi). Le altre quantità variano da 50 microgrammi al giorno nei lattanti, per salire a 70-120 nei bambini fino a dieci anni e raggiungere i 150 mcg dagli 11 anni in poi.

Il sale iodato

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Il modo migliore per aumentare la quantità di iodio che introduciamo ogni giorno è quello di utilizzare, nell’ambito di una dieta variata e bilanciata, il sale arricchito di iodio al posto di quello comune. Ha lo stesso aspetto del sale da cucina e non presenta odori o sapori particolari, né altera quello dei cibi a cui viene aggiunto.

Si compra al supermercato (è vero: costa un po’ di più, ma i suoi benefici sulla salute, a lungo termine, non hanno prezzo), e va conservato in un luogo fresco, al riparo della luce e dell’umidità per evitare la dispersione di iodio.


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Gli esperti raccomandano di salare i cibi a crudo e mai in cottura perché lo iodio ha un’alta volatilità ed evapora con le alte temperature. Andrebbe usato a tutte le età e in tutte le condizioni fisiologiche (soprattutto in gravidanza) in sostituzione di quello normale, tenendo presente che si tratta pur sempre di sale e sarebbe opportuno non abusarne.

Dove è contenuto

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Le maggiori concentrazioni di iodio si trovano nel pesce e nei crostacei. Anche le uova, il latte e la carne ne contengono quantità importanti. In quantità minore è presente nei vegetali e nella frutta. All’interno di ciascuna categoria le variazioni possono essere molto ampie, dal momento che la provenienza geografica influenza il suo contenuto.

Alcuni alimenti vegetali, come le rape e i cavoli, che contengono tiocianati o tiouracilici, in teoria potrebbero interferire con il funzionamento della tiroide, ma date le basse concentrazioni presenti, in realtà non determinano alterazioni rilevanti della funzione tiroidea soprattutto se la quantità di iodio è sufficiente.

Contenuto di iodio microgrammi in 100 g di alimento:

  • Cozze: 110 mcg
  • Aragosta: 80 mcg
  • Palombo, Vongole, Acciughe, Baccalà: 54 mcg
  • Spinaci: 41 mcg
  • Merluzzo, Dentice, Sogliola: 30 mcg
  • Riso integrale: 20 mcg
  • Funghi freschi: 18 mcg
  • Uova: 14 mcg
  • Bietole, Carote, Mela: 8 mcg.

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