Invecchiamento cellulare: test genetici di prevenzione

Sandra Tomassini
  • Appassionato di Medicina e Salute

Promossi dal Dipartimento di NutriDermatologia dell’Isplad (www.isplad.org), il Test Nutrigenomico e il Test Nutrilipidomico sono due validi strumenti per la lotta all’invecchiamento cellulare e per l’elaborazione di terapie individualizzate.

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Il primo (Test Nutrigenomico) si effettua prelevando alcune cellule della mucosa orale attraverso un tampone strofinato all’interno della guancia, e facendole poi analizzare in laboratori specializzati. I risultati consentono di ottenere una vasta gamma di informazioni sulle predisposizioni  individuali, in particolare per quanto riguarda il metabolismo dei grassi e degli zuccheri, la capacità di risposta infiammatoria, l’attività antiossidante, insomma tutto quello che in qualche modo può influenzare il buon funzionamento cellulare e favorirne l’invecchiamento precoce.

Inoltre il test è in grado di valutare l’attività di riparazione del DNA; in altre parole, la capacità dell’organismo di ripristinare i danni provocati da tutti quegli input esterni che possono insidiarne il benessere e accelerarne l’invecchiamento, come sole, inquinamento, stress ecc.

“Il patrimonio genetico non è modificabile” spiega Mariuccia Bucci, dermatologa e vicepresidente Isplad, “ma esistono cause ambientali in grado di indurre piccole variazioni del DNA che è possibile influenzare attraverso la dieta o con gli stessi integratori, introducendo specifiche molecole che vanno ad agire sulle alterazioni metaboliche delle cellule. Con il test genetico, quindi, il medico ha la possibilità di elaborare, attraverso software evoluti, i fattori genetici e quelli di rischio del paziente, e di aiutarlo a fare prevenzione con programmi personalizzati. È possibile, per fare solo un esempio, stimolare la riparazione del DNA con integratori a base di carnosina”.

Test Nutrilipidomico

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Il secondo test (Il Test Nutrilipidomico) valuta invece la salute delle membrane cellulari. Si esegue con un piccolissimo prelievo di sangue (una goccia dal polpastrello) che si fa poi analizzare in laboratori ad hoc. Dai risultati è possibile capire se le membrane cellulari sono in equilibrio. In pratica, se i vari acidi grassi che le compongono (fra cui i famosi omega3 e omega6) sono presenti nelle giuste proporzioni, e quindi in grado di svolgere in modo corretto la funzione di filtro della membrana cellulare.
“Se questo equilibrio è alterato”, spiega infatti Bucci, “può accadere che nelle cellule non entrino le sostanze necessarie, e ne entrino invece altre non previste, con conseguente minore funzionalità della cellula e quindi di tutto l’organismo, che incomincia a perdere colpi.

Per esempio si può essere maggiormente predisposti alle infiammazioni, sviluppare dermatiti, non rispondere alle diete o ai farmaci, e perfino non recepire gli effetti benefici di cosmetici e trattamenti estetici. Anche in questo caso, si può intervenire con integratori mirati e personalizzati, capaci di ripristinare l’alterazione delle membrane cellulari.

È una grande opportunità”, conclude Bucci, “che deve anche servire a ribadire un concetto fondamentale: gli integratori vanno utilizzati solo sotto controllo medico. Non ci sono, infatti, sostanze che “fanno bene” in assoluto. Gli stessi omega3, tanto decantati, possono diventare dannosi se presi in quantità sbilanciata rispetto agli altri acidi grassi”.