Con la consulenza del dottor Paolo Santambrogio, farmacista a Lissone, oggi vediamo i metodi più usati per porre Fione al sanguinamento delle gengive, alle gengivite e ad altre fastidiose infiammazioni. Ecco alcuni consigli!
Il 70% degli italiani ha qualche problema alle gengive. Le più diffuse sono le gengiviti, cioè infiammazioni fastidiose che fanno sì che le gengive si gonfino e sanguinino anche con il più morbido degli spazzolini.
La colpa è della placca batterica che si deposita sui denti e sul colletto dentale, che può aumentare al punto da trasformarsi in tartaro, la patina che si deposita soprattutto vicino agli sbocchi più grandi delle ghiandole salivari (le zone più sotto attacco sono la parte interna degli incisivi inferiori e l’esterna dei primi molari superiori) causando gengiviti che possono diventare croniche.
Alla lunga le gengiviti, se non vengono curate, possono degenerare in paradontite, cioè arrivare ai tessuti gengivali più profondi con conseguenze gravi, fino alla perdita dei denti. Attenzione, non è un evento raro, succede nel 30 per cento dei casi: conta anche la predisposizione genetica e il vizio del fumo, che altera la microcircolazione gengivale.
Esistono semplici strategie per limitare il sanguinamento delle gengive, ma se la situazione non cambia nel giro di un paio di settimane, l’appuntamento con l’odontoiatra non è più rinviabile.
Gengivite? Occhio ai campanelli d’allarme
Il primo segnale per capire se qualcosa non va sono proprio le tracce di sangue quando ci laviamo i denti: non è affatto banale, perché se è tutto ok le gengive non sanguinano mai. Se invece capita passando lo spazzolino o il filo interdentale, c’è un’inizio di infiammazione.
Altri campanelli d’allarme sono: il colore alterato; il gonfiore; l’alito pesante.
Il vademecum per avere una bocca sana e senza problemi
Ecco allora alcuni consigli per mantenere una bocca sana
1. Igiene orale corretta. Lavarsi i denti dopo i pasti, mattina e sera, per 2 minuti, non in orizzontale ma dalla gengiva verso la punta, sul lato esterno, interno e la superficie masticante. Alla sera è indispensabile il filo interdentale passato negli spazi tra dente e dente o l’uso dello spazzolino elettrico. Tra una pulizia e l’altra dal dentista non dovrebbero passare più di 6/12 mesi.
2. Il dentifricio giusto. Per inattivare i residui di placca e prevenire le alterazioni gengivali esistono dentifrici antibatterici che possono essere usati quotidianamente, a base di clorexidina a bassissime dosi o miscele di fluoruri amminico e stannoso.
3. Collutorio. I collutori molto alcolici non sono consigliabili, perché a lungo andare disidratano le mucose, peggiorando la situazione. Meglio i collutori con miscele di fluoruro, facendo sciacqui che non durino oltre un minuto. Il collutorio antisettico a base di clorexidina va invece prescritto dal dentista.
4. Gel a base di clorexidina concentrata. Su consiglio del farmacista, per i casi più acuti e se ci sono anche afte.
5. Integratori di vitamina C. Utili per rinforzare il tessuto gengivale fragile.
6. Cure dolci. Per gengiviti, ascessi, stomatiti o afte: sciacqui a base di pomplemo, 5 gocce di estratto in un bicchiere d’acqua, 3 volte al giorno, per 15 giorni. Per avere la bocca fresca: una tisana di un mix di foglie di timo, menta piperita salvia in parti uguali. Filtrare, lasciare raffreddare e usare come collutorio per un paio di sere.
7. A tavola. Nella fase acuta è meglio evitare i cibi piccanti o aspri, l’aceto, il vino e la frutta secca.







