Sinusite: cure e soluzioni

Anche l’estate ha i suoi malanni di stagione. Aria condizionata, climatizzatore dell’auto, capelli asciugati all’aria e i bruschi cambiamenti di temperatura tra interno ed esterno, possono provocare sinusiti o acutizzare quelle cronicizzate. Conosciamo meglio questa fastidiosa infiammazione. 

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Malessere, dolore alle tempie, bulbi oculari dolenti e naso congestionato: potrebbe trattarsi di sinusite, un’infiammazione dei seni paranasali, le cavità poste dietro agli zigomi, al naso e alla fronte. Per colpa di un raffreddore, un’allergia, un’infezione ai denti o l’abitudine al fumo il muco che, solitamente lubrifica e difende le quattro aree, ristagna in eccesso e non riuscendo a defluire causa un’infiammazione. Col tempo, se le mucose che rivestono i seni paranasali non vengono liberate si irritano provocando i sintomi che tutti i pazienti affetti da sinusite conoscono: naso che cola, sensazione di pesantezza in prossimità della fronte e degli zigomi, dolore che aumenta quando si abbassa la testa, scarsa sensibilità agli odori. “La sinusite – spiega il professor Stefano Di Girolamo – è tra le patologie più confuse con altre forme di cefalea  e viene spesso trascurata perché si crede che ci si possa convivere”. In Italia si stima che la patologia incida intorno al 3% della popolazione rispetto al 5 registrato in nord Europa. La percentuale più bassa riscontrata nel nostro Paese è probabilmente legata ad un miglior clima.


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Sinusite: le cure

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Se i sintomi persistono oltre una settimana, è consigliabile rivolgersi all’otorinolaringoiatra che curerà la sinusite acuta tramite l’antibiotico adatto. La causa della patologia è, infatti, l’infiammazione da parte dei batteri della zona: il farmaco antibiotico è efficace in questi casi e può essere accompagnato da docce nasali o lavaggi con soluzione salina che aiutano a liberare dal muco tramite le vie respiratorie.

La chirurgia

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Se il fastidio persiste nei mesi a seguire e anche l’antibiotico non ha successo, la patologia si cronicizza e bisogna approfondire con esami diagnostici. Lo specialista effettuerà una fibroscopia o, se necessario per avere un quadro ancora più completo, una tac facciale. Lo scopo è di individuare eventuali ostruzioni delle vie che portano ai seni, come la presenza di polipi, o un’irregolarità anatomica come il setto nasale deviato. In questi ultimi casi, per eliminare l’infiammazione è necessario intervenire chirurgicamente e rimuovere la mucosa irritata. “Negli ultimi anni con l’introduzione della chirurgia endoscopica sono diminuiti e migliorati notevolmente i disagi intra e postoperatori: la durata, l’entità dell’intervento e l’assenza di tamponamento nasale. Ma ciascuna operazione risulta essere molto delicata per l’estrema ristrettezza dell’area in cui si deve intervenire e per la vicinanza di strutture definite nobili (encefalo, occhi ecc.)”, aggiunge Di Girolamo. Meglio quindi affidarsi a mani esperte e a presidi sanitari che garantiscano un’adeguata assistenza.


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L’intervento del palloncino

Nel caso in cui l’accumulo di muco sia in una zona circoscritta e gli esami diagnostici abbiano escluso la presenza di polipi o il setto nasale deviato, è possibile optare per la sinuplastica dilatativa, o tecnica del palloncino, nata negli Stati Uniti e diffusa in Italia solo in alcuni centri specializzati. L’operazione è altamente conservativa perché non va a recidere i tessuti intorno alla mucosa infiammata. Non occorre quindi l’uso del bisturi ma solo quello di una sonda e di un catetere alla cui estremità è attaccato un palloncino. Dopo aver introdotto nel seno malato la sonda e il catetere, si gonfia leggermente il palloncino: la pressione che questo provoca sulle pareti farà in modo che allargando la porta d’ingresso della cavità patologica il muco in eccesso defluisca liberando finalmente il paziente.


Arianna Preciballe
Laureata in Fashion Design
Esperta di: Diete e cura degli inestetismi
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