Sand play therapy: benefici e vantaggi

Il gioco che da piccoli si fa sulla spiaggia, plasmando la sabbia, è (anche) un metodo con cui alcuni analisti curano disagi diffusi tra i bambini e gli adolescenti, quali disturbi alimentari, depressione, balbuzie e psicosi causate da abusi e violenze.

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Messa a punto da un’allieva di Jung, Dora Kalff, la tecnica si chiama sand play therapy – o gioco della sabbia – e permette di portare a galla dolori e conflitti nascosti nell’inconscio.

Il modo in cui il paziente modella la sabbia e sceglie dagli scaffali che lo circondano alcuni micro oggetti e personaggi, appartenenti alla realtà quotidiana o al mondo fantastico e al sacro (sorpresine kinder, soldatini in tuta mimetica, cespugli del presepe, mobili delle case di bambola, accessori della Barbie, ma anche conchiglie, sassi e animaletti) può rivelare molti indizi a chi sa interpretarli.

Esprimersi liberamente in uno spazio protetto

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In che modo un gioco apparentemente banale può essere terapeutico per la pische? E perché “si gioca” all’interno di una scatola dipinta di azzurro dalle dimensioni standard di 57x72x7 centimetri?

Lo scenario è percepibile in un solo colpo d’occhio, senza dover girare il capo, si può quindi dire che sia a proporzionato al campo visivo dell’occhio umano. Lo spazio a disposizione nella sabbiera è libero, ma contenuto e di conseguenza protetto; il fondo azzurro rappresenta l’elemento acqua.

“Il paziente può dire sono arrabbiato. Oppure può con una serie di discorsi esagitati esprimere la sua rabbia. Ma quando in una scena della “sabbiera” compare una tigre inferocita che dilania una gazzella allora percepiamo quali profondi stati della psiche sono attivati e anche la loro pericolosità”.

spiega Adriana Mazzarella, pediatra e psicoterapeuta fondatrice della sezione italiana dell’International Association Sand Play Therapy (Aispt, www.aispt.it).

Diversamente infatti dalla pittura e dalla scultura – altri mezzi usati nell’interpretazione della personalità – qui i bambini sono più liberi dalle inibizioni del linguaggio artistico e delle capacità personali.

La sabbia: un elemento da modellare

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Ma perché la sabbia?

“Perché è liquida come l’acqua, abrasiva come il fuoco, modellabile come la terra, e contiene in sé il significato degli elementi naturali primordiali. Il modo in cui il bambino si avvicina alla sabbia ci racconta del rapporto con il proprio corpo, ci dice della presenza o dell’assenza di cure materne”.

Aggiunge Francesco Montecchi, ex direttore del servizio di psichiatria dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma che, attualmente in pensione, continua a svolgere la sua professione attraverso l’associazione onlus La cura del girasole (www.lacuradelgirasole.it).

I traumi sono quelli infantili, ma anche gli adulti possono fare ricorso alla sand play therapy, che fa appello al bambino dimenticato, che continua a piangere o a fare dispetti nell’inconscio dell’adulto, divenendo la causa di molti disturbi nevrotici, mai analizzati a fondo.