Punture insetti: attenzione allo shock anafilattico

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02/03/2021

Con la consulenza del dottor Carlo Biale, responsabile dell’Ambulatorio per Allergia a veleno da Imenotteri dell’Istituto Scientifico di Pavia dell’IRCCS Fondazione Maugeri, e del dottor Antonio Meriggi, direttore della Sezione di Allergologia e Immunologia clinica dell’Istituto Scientifico di Pavia dell’IRCCS Fondazione Maugeri, abbiamo analizzato le conseguenze di una puntura di insetto.


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In estate più ore si passano in giro e maggiore è il rischio di imbattersi in api, vespe e calabroni e nei loro pungiglioni. Le punture di questi insetti possono scatenare reazioni abnormi in un soggetto predisposto.

Ma come si può riconoscere una forte irritazione da un vero e proprio shock anafilattico?

“In realtà non si può distinguere, perché le manifestazioni iniziali sono le stesse: arrossamento e rigonfiamento della zona interessata, unito a dolore, senso di bruciore e prurito” spiega il dottor Carlo Biale, allergologo presso l’IRCCS Fondazione Maugeri.

“Se si arriva al coinvolgimento di diversi organi, per esempio il cuore con tachicardia o lo stomaco con vomito, e alla perdita di conoscenza, allora si parla di shock anafilattico”.


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I test e il vaccino

VESPE

È possibile sottoporsi a un esame per accertare l’esistenza di un’allergia a imenotteri. Nei soggetti con diagnosi confermata, il vaccino è l’unico trattamento in grado di garantire una protezione completa: è infatti protettivo nel 95-98% delle persone trattate.

Consiste nell’iniezione sottocutanea di veleno in dosi gradualmente crescenti per stimolare i meccanismi protettivi dell’organismo contro gli effetti di ulteriori punture. La terapia deve essere continuata con iniezioni a intervalli crescenti (da 4 a 6 settimane) per almeno 5 anni.

I nuovi esami

CALABRONI

“Negli ultimi anni sono stati fatti rilevanti progressi mediante la diagnostica con allergeni molecolari, che permette, anche all’interno del nostro laboratorio di Immunologia Clinica, una più precisa diagnosi e terapia relativa all’insetto responsabile della reazione. Ciò è necessario in quanto spesso il paziente non è in grado di riconoscere l’insetto che lo ha punto e gli usuali test possono non essere in grado di definire la causa”, spiega il dottor Antonio Meriggi, direttore della Sezione di Allergologia e Immunologia clinica dell’IRCCS Fondazione Maugeri.


Vito Girelli
Laurea Magistrale in Comunicazione pubblica, digitale e d'impresa
Esperto in: Benessere e Lifestyle
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