Pubertà precoce, c’è preoccupazione: bambini piccoli ma già grandi, cosa fare?

L’aumento significativo dei casi di pubertà precoce in Italia, segnalato soprattutto tra le bambine, solleva preoccupazioni crescenti tra gli esperti sanitari. Secondo recenti osservazioni, l’età della prima mestruazione si è ridotta, passando da una media di 12 anni e mezzo nel corso degli anni ’50 e ’60, a 11 anni e mezzo oggi.

La pandemia di COVID-19 sembra aver ulteriormente accelerato questo fenomeno, con un raddoppio, o addirittura un triplicarsi dei casi in ospedali pediatrici rinomati come il Bambin Gesù di Roma e il Meyer di Firenze.

Perché la pubertà si sta anticipando?

Le cause di questa tendenza sono molteplici. Gli esperti evidenziano un legame tra lo stress, uno stile di vita sedentario e l’eccessivo uso di dispositivi elettronici come televisori, computer, tablet e smartphone. Inoltre, il periodo di didattica a distanza ha incrementato l’uso di tali dispositivi non solo per scopi educativi ma anche per il tempo libero.

La pubertà precoce, definita dalla comparsa dei segni di sviluppo puberale prima degli 8 anni nelle femmine e dei 9 nei maschi, non è solitamente legata a condizioni mediche preesistenti, sebbene la genetica possa avere un ruolo determinante. R
icerche recenti hanno identificato alcuni geni che possono spiegare le forme familiari di questa condizione sia in femmine che in maschi.

Come si tratta la pubertà precoce?

Il trattamento della pubertà precoce implica l’uso di farmaci come la triptorelina, che interrompe lo sviluppo puberale. Questo trattamento è spesso al centro delle discussioni, particolarmente quando utilizzato in casi di disforia di genere. Nonostante le controversie, il farmaco è impiegato molto più frequentemente per gestire la pubertà precoce, con una stima di circa 12.000-15.000 bambini che necessitano del trattamento ogni anno in Italia.

L’aumento dei casi e l’impiego dei trattamenti evidenzia la necessità di una maggiore attenzione e ricerca per comprendere meglio le cause e le possibili soluzioni a questo problema crescente.

Ovviamente è una scelta che spetta al vostro medico in quanto comporta un trattamento invasivo nei bambini.