Psoriasi: come riconoscerla e curarla

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06/04/2021

Con la collaborazione con la Dott.ssa Mara Maccarone, presidente A.DI.PSO. (Associazione per la Difesa degli Psoriasici) e PE.Pso.POF (Pan Europen Psoriasis Patients Organization Forum) oggi parliamo di unprobelma che affligge moltissime persone: la psoriasi.

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La psoriasi è una malattia auto-immune su base genetica, causata da un’alterata attività dei linfociti T, preposti alla difesa dell’organismo, provocando un grave errore sul sistema immunitario. In questo caso la reazione difensiva dei linfociti si scatena contro le cellule della pelle causando l’infiammazione e la riproduzione accelerata delle cellule dell’epidermide.

È una malattia della pelle, cronica e assolutamente non contagiosa. Si presenta a fasi alterne, con periodi nei quali le manifestazioni sono più acute e altri in cui diminuiscono fino alla remissione.

Se ne conoscono diverse varianti che possono presentarsi sotto diverse forme, quella più diffusa è la psoriasi a placche lieve-moderata, che arriva a coprire il 10% del corpo, interessando, anche se lievemente, anche il volto.


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Può insorgere a qualsiasi età, compresi i primi mesi di vita, anche se non è da considerarsi una malattia grave, il modo in cui si presenta impatta sulla qualità della vita, creando fastidiosi disagi.

La psoriasi e la gravidanza

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La malattia non incide sulla possibilità di avere un figlio e di portare a termine senza problemi la gravidanza. Non si può definire, ovviamente, cosa avviene in ogni singolo caso, ma le statistiche dicono che la psoriasi regredisce durante la gestazione per poi ripresentarsi in genere nei mesi successivi al parto.

Prima di assumere un farmaco, consultare sempre il ginecologo e il dermatologo poiché possono creare durante la gravidanza problemi all’embrione e allo sviluppo fetale.

La psoriasi, i giovani e i bambini

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Sono una categoria di persone che sentono maggiormente il problema, perché vengono sottoposti quotidianamente a continui confronti a scuola, al mare, in piscina, nelle palestre con i loro coetanei e possono avere la sensazione che ci sia in loro qualcosa che non va e per questo motivo esigono maggiore rassicurazione rispetto ad altri.

Comunque facciamo attenzione a non essere troppo premurosi con loro e non facciamoli sentire diversi dai loro amici o da eventuali fratelli e sorelle.

Se pensiamo che un giovane possa essere preoccupato o infelice, incoraggiamolo a parlare magari con un amico. Alcuni bambini possono trovare più facile parlare con amici o consulenti; in ultima analisi consigliamo loro a rivolgersi all’Associazione dei malati dove troveranno sicuramente consigli utili su come aprirsi e il supporto idoneo per alleviare il loro disagio.


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I più piccoli riescono ad esternare meglio le proprie sensazioni, disegnando per esempio o, perché no, parlando a un animale domestico o a un amico invisibile; stimoliamoli in questo senso e rassicuriamoli che ci sarà sempre qualcuno pronto ad ascoltarli e ad aiutarli nel momento del bisogno.

I giovani hanno bisogno continuamente di essere rincuorati e sostenuti con la piena collaborazione del dermatologo e dei genitori per trovare insieme il trattamento che possa meglio giovare loro e che sia più adatto allo stile di vita che conducono.

I giovani devono essere spronati a raccontare cosa provano, cosa preferiscono e che cosa non piace loro delle terapie, insegniamo loro a non smettere mai di sperare.


Arianna Preciballe
Laureata in Fashion Design
Esperta di: Diete e cura degli inestetismi
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