Pillole per l’ansia: quando e perché assumerle

Vito Girelli
  • Dott. in Comunicazione pubblica, digitale e d'impresa

Con la consulenza del professor ROBERTO BRUGNOLI, ricercatore di Psichiatria presso all’Università di Roma La Sapienza, II facoltà, oggi vi parleremo della cura dell’ansia e se le pillole sono un buon rimedio a tale problema.

ANSIA

La pillola della felicità non esiste. C’è, però, la terapia che rende più facile intraprendere quel cammino che ci porta verso la serenità. Il farmaco da solo non basta, ma è importante per iniziare a muovere i primi passi verso una nuova consapevolezza di sé. La terapia farmacologica consente, nel giro di 2-4 mesi, di riacquistare una certa serenità e consapevolezza. Questo fa sì che il paziente viva meglio anche l’approccio con lo psicoterapeuta.

Il farmaco aiuta la persona ad affrontare il percorso, a volte, difficile e doloroso, di mettersi in discussione. Per imparare a vivere meglio.

Farmaci e paure: le risposte ai quesiti più diffusi

PILLS

1. Dovrò rimanere in cura per sempre?

 “La terapia farmacologica per l’ansia non nasce per durare tutta la vita. Ci vogliono dagli otto mesi all’anno e mezzo, in media, prima di poter prendere in considerazione di interromperla. Ovviamente se il risultato preposto è stato raggiunto. Bisogna, però, mettere in conto le ricadute. I disturbi d’ansia, infatti, sono ricorrenti e c’è il rischio che si ripresentino e quindi sia necessario riprendere le terapie” spiega il prof. Brugnoli.

2. E se divento dipendente dai farmaci?

“I farmaci possono essere di grande aiuto. Da soli non bastano, perché la psicoterapia è altrettanto fondamentale.

Non bisogna temere di diventarne dipendenti. L’importante è prenderli sotto controllo medico. Sono molti i pazienti che non si curano farmacologicamente, perché hanno paura di diventare dipendenti dal medicinale e vorrei rassicurarli. Se si assumono medicine sotto controllo medico, se non si ricorre al fai-da-te, se non si cambiano dosaggi e modalità, allora non ci può essere dipendenza. Diverso è il discorso delle ricadute. I disturbi d’ansia possono ripresentarsi, se non si sono risolti i problemi del vissuto. Allora è possibile che sia necessario riprendere la terapia. Ma questo non significa che si sia diventati farmaco-dipendenti”.

3. Queste terapie fanno ingrassare?

Tra i motivi che spingono un paziente ad abbandonare la terapia c’è quello dell’aumento di peso, spesso inaspettato ma sensibile. Queste pillole non fanno ingrassare ma aumentano l’appetito, la sensazione di fame. Si mangia di più e di conseguenza si ingrassa. Il paziente deve essere educato ad affrontare questa controindicazione e imparare a gestire la fame, per esempio concedendosi spezza-fame non calorici”.