Piangere fa bene alla salute?

Il cuore si gonfia e ti sembra debba esplodere da un minuto all’altro. Hai litigato col capo e vorresti solo sfogarti. Stai sbucciando le cipolle e i tuoi occhi si riempiono di lacrime. È capitato a tutte, almeno una volta nella vita, di esplodere in un pianto disperato, di quelli che pensi non abbiano mai fine. Una reazione naturale per i medici.

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“Si piange perché fa bene, riduce la tensione e lo stress, mantiene la salute del corpo, previene malattie a carico dell’apparato cardiocircolatorio e del cervello attraverso l’eliminazione di ormoni e tossine in eccesso”

ci dice Edoardo Razzini, psichiatra e psicoterapeuta.

“La lacrimazione “basale” serve, inoltre, a lubrificare l’occhio, a ridurre l’attrito dei movimenti oculari, a combattere la flora batterica, a difendere dai corpi estranei”.

Ma diciamolo forte: il pianto è qualcosa di più di una discarica di rifiuti tossici.

“È un raffinato strumento di espressione e di comunicazione”

continua Razzini.

Diversi tipi di pianto

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“Attività involontaria governata dal sistema neurovegetativo che si manifesta nella produzione più o meno copiosa di lacrime, esiste un pianto indotto da agenti esterni irritanti (fumo, inquinamento, profumi) e un pianto “vero”, spontaneo, espressione di intense emozioni: dolore, rabbia, ma anche felicità.

Le lacrime vengono prodotte dalle ghiandole lacrimali e da altre ghiandole accessorie su stimolo del sistema parasimpatico a sua volta controllato da ipotalamo e lobo limbico (il cervello emotivo). Ma quando si piange, si fa con tutto il corpo: con tutto il sistema nervoso, l’apparato endocrino, gli organi interni e, soprattutto, la mente e l’ambiente esterno del soggetto sono infatti coinvolti nell’attivazione delle emozioni che si manifestano nel piangere”.

Il significato del pianto

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“Il pianto del bambino può significare “ho fame, ho sonno, ho un dolore, voglio più contatto, voglio quella macchinina lì…”.

Invece quello della donna, che piange dieci volte più dell’uomo (che non sa cosa si perde), dipende dalla sua sensibilità, o dalla necessità di liberare più prolattina, o forse perché pensa semplicemente che per ottenere qualcosa il pianto sia il metodo giusto.

“C’è comunque un pianto sincero e un pianto falso (le lacrime di coccodrillo). Nell’Otello il protagonista accusa Desdemona (poco prima di sopprimerla) di piangere come un coccodrillo (animale che lacrima quando si ingozza troppo). La poverina, invece, era del tutto innocente e sincera: ma questo evidenzia l’ambiguità e la grande raffinatezza di questa funzione. Il pianto rappresenta anche un modo per difenderci, ripiegandoci in noi stesse, da un dolore troppo forte“.


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Esiste un rimedio per il pianto?

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“Nel caso di un pianto “fisiologico” legato a eventi traumatici o a un temperamento sensibile non occorre alcun rimedio: piangere fa bene ma, attenzione, soprattutto se nelle vicinanze c’è qualcuno che può consolarci. Se un pianto disperato viene suscitato da qualunque evento banale (come la visione del saldo della carta di credito della moglie) attenzione! Può essere utile farsi aiutare da uno specialista con qualche colloquio psicoterapico ed eventualmente una terapia antidepressiva. La linea ottimale? Sconfina nella scelta di conti separati con il coniuge”.


Arianna Preciballe
Laureata in Fashion Design
Esperta di: Diete e cura degli inestetismi
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