Paura del dentista: come affrontarla

Arianna Preciballe
  • Appassionato di Medicina e Salute

Con la consulenza del dottor Daniele Benedetti Forastieri, Specialista in Odontoiatria a Senigallia cerchiamo di capire come superare una delle paure più comuni: quella del dentista! Ecco qualche consiglio! 

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Alzi la mano chi non ha mai avuto paura di andare dal dentista. La cosiddetta “ansia da poltrona” è una condizione estremamente comune, che si manifesta con sintomi fisici (accelerazione cardiaca, tremori, capogiri, vertigini fino allo svenimento) e psicologici.

Come l’evitamento, vero e proprio meccanismo di difesa che inconsciamente si mette in atto per cercare di prendere le distanze dalla sensazione d’angoscia da cui si è pervasi.

Secondo studi recenti, il 60% delle persone percepisce uno stato di lieve ansia al momento di affrontare delle cure dentali, il 26% ha sintomi specifici e il 10% mostra una vera fobia.

In realtà, come ci spiega il dott. Benedetti Forastieri, la paura del sangue e degli strumenti “offensivi” (taglienti, a punta, aghi) è un sentimento primordiale. Oggi però esistono tecniche che permettono una seduta più rilassante.

I protocolli: semplici ma efficaci

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“Le manifestazioni più evidenti sono i comportamenti di fuga, l’allontanamento dall’operatore, l’irrequietezza. Un paziente ansioso ha bisogno di una serie di attenzioni che devono essere attuate già dal momento in cui entra in sala d’attesa. Ecco perché in primis è necessario stabilire un canale di comunicazione diretta con il paziente, parlargli e riuscire a farlo rilassare, in seguito si decideranno le soluzioni da proporgli.

Se tutto funziona, spesso, egli imputa al tono della voce, alla lentezza del dialogo, ad azioni del medico più che della terapia stessa, la sensazione di benessere. Una volta iniziato l’iter, bisogna cercare di concentrare gli appuntamenti, in quanto la memoria recente di aver affrontato una seduta è un buon rinforzo per quella successiva.

Talvolta la situazione prende rapidamente una buona strada, talaltra no. In questo caso è possibile ricorrere alla collaborazione di un’anestesista per una sedazione farmacologica, senza addormentarlo del tutto, ma che permetta di eliminare l’ansia e altera la percezione del tempo in modo che, un trattamento di ore, sia percepito dal paziente come di pochi muniti”.

La tecnica del “protossido d’azoto”

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“Tecniche di gestione più avanzate prevedono l’uso del protossido d’azoto. Un gas che, inalato, permette di ottenere una sedazione cosciente, blanda ma efficace. La somministrazione di ossigeno e protossido d’azoto per via inalatoria è controllata da un apposito macchinario e induce un senso di rilassatezza, elimina la percezione del dolore e lo stato ansioso.

L’effetto del gas inizia 5-10 minuti dall’inizio della somministrazione e termina quando viene spenta l’erogazione del protossido e inalato ossigeno puro per 3-4 minuti. La tecnica è sicura e può essere utilizzata in tutti i pazienti con componente ansiosa, con riflessi di vomito, per sopportare meglio sedute lunghe e anche con i bambini, soprattutto se piccoli e poco collaboranti.

Questa, infatti, consente al medico di avere accesso alla bocca anche dei bimbi di età inferiore ai classici sei anni. L’effetto permane solo finché la miscela gassosa è respirata e la rimozione della mascherina elimina immediatamente l’azione benefica. La sensazione della seduta è così piacevole che, spesso, sono loro stessi a richiederlo la volta successiva. Negli adulti con spiccata fobia si può associare il perossido a una blanda terapia farmacologica a base di farmaci ansiolitici. L’obiettivo è sedare l’ansia ed eliminare il dolore tramite l’analgesia, tutte le zone vicine alla testa e al cervello determinano un dolore più intenso e meno sopportabile. Da non dimenticare il post-trattamento o post-operatorio, che deve essere controllato adeguatamente”.

Per i bambini: “Tell -Show -Do”

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La tecnica consiste nello spiegare dapprima ciò che sarà fatto con parole neutre, che il bambino può capire. Poi viene mostrato loro lo strumento con un avvicinamento graduale: il bambino può guardarlo e toccarlo, prenderci familiarità.

Infine viene avvicinato alla guancia in maniera progressiva e solo alla fine si chiederà loro di aprire la bocca. A questo percorso si aggiunge il rinforzo positivo: se il bambino è bravo gli viene detto e viene anche premiato, mentre se ci sono stati problemi, non si critica e non si sottolinea in alcun modo il suo disagio.