Narghilè: dannoso come le sigarette?

Vito Girelli
  • Dott. in Comunicazione pubblica, digitale e d'impresa

Con la collaborazione del Professor Vincenzo Cilenti, Responsabile del Servizio di Fisiopatologia Respiratoria dell’Istituto “Regina Elena” di Roma abbiamo deciso di parlarvi del fumo del narghilè e dei rischi per il corpo e la salute.

Narghilè

Ci saranno rimasti male gli appassionati delle tradizioni arabe, quando la rivista scientifica “Respiratory medicine” ha sentenziato: i danni all’organismo per circa un’ora di fumo di narghilè sono uguali a quelli per il consumo di 100 sigarette.

Lo studio è stato condotto dall’Università della Florida e rappresenta la revisione di una ricerca sullo stesso tema di alcuni anni fa. Da sempre, l’opinione comune era convinta che la tradizionale pipa ad acqua, senza l’aggiunta di tabacco, fosse innocua. La miscela di sostanze aromatiche, poi, ha fatto in modo che anche in Occidente il narghilè divenisse una moda, soprattutto fra i giovani.

Rischi del fumo di narghilè

Narghilè

 In base alla ricerca, invece, chi abitualmente fuma il narghilè corre nella stessa misura il pericolo di contrarre la tubercolosi, l’herpes, alcune malattie respiratorie legate alla condivisione dei bocchini da cui si aspira il fumo, e poi danni al cuore e l’avvelenamento da monossido di carbonio.

 Lo studio pubblicato su “Respiratory medicine”, tuttavia, ha trovato in disaccordo alcuni esperti. Il professor Vincenzo Cilenti, clinico dalla lunga esperienza alle spalle e Responsabile del Servizio di Fisiopatologia Respiratoria dell’Istituto “Regina Elena” di Roma, intervistato sui risultati raggiunti ha sollevato alcune perplessità.

“Paragonare il mondo del narghilè a quello della sigaretta – spiega Cilenti – è alquanto difficile. Il tema è stato già al centro di un articolo pubblicato sull’”European Journal of Public Health” (2006) e debbo confessare che si tratta di un argomento ostico. Le differenze sono grandi – continua il professore – basti pensare alla diversa temperatura che si raggiunge all’apice della sigaretta durante il tiro (circa 900 gradi centigradi) contro i 100 gradi e poi alla differenza del filtro che nelle sigarette è acetato di cellulosa mentre nel narghilè è acqua. Inoltre – aggiunge il professore – la comparsa di eventi patologici collegati al fumo dipende anche dal tipo di tabacco (molto “sporco” quello dei Paesi dell’Oriente) e dal profilo del fumatore, considerato che le inalazioni con il narghilè sono spesso interrotte”.

In generale, secondo l’esperto, vista la confusione sull’argomento e la varietà degli studi, basati su strumenti e scale differenti, è difficile accogliere completamente la tesi. Anche perché se fosse vera l’equivalenza fra la pipa ad acqua e le sigarette la mortalità sarebbe sicuramente in aumento, data la crescita del fenomeno anche in Italia.

Una pratica non proprio innocua

 Se da una parte non è corretto demonizzare completamente il narghilè, dall’altro non deve nemmeno passare il messaggio che questo passatempo non sia dannoso alla salute.

“I polmoni – spiega il professore – sono esposti talvolta ad un volume importante di fumo che, anche se qualitativamente diverso (privo di sostanze irritanti tra le più pericolose) resta pur sempre fumo di tabacco. Per quanto concerne le patologie fumocorrelate a livello polmonare, l’uso quotidiano sembra esporre alle stesse patologie provocate dal fumo di sigaretta, soprattutto la BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva) e il tumore”.