Mastoplastica additiva: le complicanze più diffuse

Contrattura capsulare, spostamento della protesi, rotazione e rottura: queste le complicazioni più frequenti a seguito della mastoplastica additiva; vediamo nel dettaglio cosa comportano queste complicazioni.

tumore_seno

La contrattura capsulare, ossia l’indurimento del seno, quella più diffusa, ha diverse cause: dalle infezioni subcliniche (dovute a batteri presenti nella mammella e nei dotti o a bronchiti o tonsilliti non curate con antibiotici), alla contaminazione delle capsule con materiale estraneo. “Si risolve rimuovendo la protesi e reinserendone una nuova”, spiega Chiara Botti, chirurgo plastico.

Altro rischio è lo spostamento della protesi che può capitare nei primi due mesi dopo l’impianto.

“Si verifica se la paziente esegue un movimento troppo energico con le braccia, oppure se fa molto esercizio nelle settimane immediatamente successive all’intervento – sottolinea la specialista -. Anche in questo caso la soluzione è tornare in sala operatoria per riposizionare la protesi nella giusta posizione”.

La terza cosa che può andare storta è la rotazione. “Capita con le protesi anatomiche a forma di goccia, che se si girano cambiano anche la forma del seno”.

Le cause? L’aver realizzato una “tasca” troppo larga per l’inserimento della protesi; il passaggio da una protesi più grande a una più piccola senza il ridimensionamento della tasca; movimenti delle braccia eccessivi. La soluzione è rimettere la protesi nella posizione originaria: alle più fortunate sarà sufficiente un’apposita manovra di “giramento”, tutte le altre si dovranno rioperare. Ed è bene sapere che può capitare anche parecchio tempo dopo l’intervento.

In ultimo, può verificarsi la rottura della protesi “di solito successiva a un trauma, ad esempio un incidente d’auto. L’incidenza è bassissima, tanto che le aziende forniscono gratuitamente una coppia di protesi per la sostituzione e, in alcuni casi, rimborsano anche il costo dell’intervento per il reimpianto”, sottolinea il chirurgo.

Le operazioni di chirurgia estetica secondarie

surgery-1807541_1280

In Italia, le operazioni di chirurgia estetica secondarie, ossia eseguite dopo che il primo intervento non è andato a buon fine, sono state il 13,6% del totale (dati Aicpe): solo nel 36,5% dei casi il paziente ritorna dallo stesso dottore, la maggioranza preferisce rivolgersi a un altro.

Il consiglio è scegliere con cura il La cui ci si rivolge già dalla prima volta, senza lasciarsi lusingare da prezzi bassi o offerte low cost, ma basandosi sull’esperienza dello specialista, considerando anche che “non tutti i medici accettano di rioperare una paziente altrui”, afferma il chirurgo.