Mal di schiena: rimedi per alleviare il dolore

Arianna Preciballe
  • Esperta di: Diete e cura degli inestetismi

È uno dei disturbi maggiormente diffusi, ma anche il più “democratico”: colpisce uomini e donne in egual modo ed è la causa più comune di assenza dal lavoro. È stimato che l’80% della popolazione adulta abbia sofferto di mal di schiena almeno una volta nella vita, e oltre tre quarti delle persone negli ultimi 3 mesi.

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“Il dolore può essere la conseguenza di un incidente o del trasporto di carichi pesanti oppure può insorgere con gli anni, in seguito a cambiamenti della spina dorsale

afferma Giovanni Frigerio medico anestesista, terapista del dolore e specialista del Barolat Neuromodulation Center di Appiano Gentile (Como).

Solitamente, viene definito “acuto” e può durare da qualche giorno a qualche settimana, spesso risolvendosi in modo spontaneo senza lasciare conseguenze. È quando si protrae oltre le 12 settimane che il dolore si definisce “cronico”: secondo le statistiche, circa il 20% di chi soffre di mal di schiena in forma acuta, in un anno sviluppa i sintomi di quello cronico.

Eseguiti gli esami diagnostici per chiarirne la natura, escludendo quella oncologica, laddove è possibile evitare la chirurgia, da considerare sempre come un’ultima alternativa, e quando tutte le modalità terapeutiche si siano dimostrate inefficaci, è il caso di considerare i diversi trattamenti in grado di alleviarlo.

Mal di schiena: i problemi più comuni

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Riposo

Qualche giorno di riposo può consentire ai nervi e ai tessuti danneggiati di migliorare, ma l’inattività non deve durare troppo altrimenti porta a un indebolimento dei muscoli. C’è anche da considerare che chi non fa esercizio in modo regolare, tende a soffrire di mal di schiena più a lungo.

Impacchi caldi/freddi

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L’effetto distensivo è immediato. Il freddo lenisce i dolori di natura infiammatoria che seguono i traumi, il caldo produce un effetto rilassante sui muscoli, indicato specie nei casi cronici. Volendo le terapie si possono alternare.

Esercizi per il mal di schiena

L’esercizio fisico ha un ruolo cruciale. Bisogna seguire un programma di esercizi mirati e a difficoltà progressiva, in modo da avere una spina dorsale più forte e flessibile.

Attività aerobiche a basso impatto

Oltre a esercizi specifici, gli specialisti concordano nel consigliare attività a basso impatto, come la camminata che favorisce l’ossigenazione nei tessuti morbidi della schiena. Anche il nuoto e gli sport in acqua favoriscono lo stesso effetto positivo.

Manipolazione chiropratica o osteopatica

In entrambi i casi, purché ci si affidi alle mani di un terapeuta professionista, le metodiche aiutano le funzioni della spina dorsale contribuendo a far diminuire il dolore e l’infiammazione.

Iniezione di steroidei epidurali

La terapia infiltrativa consente di iniettare gli steroidi direttamente nell’area dolorante riducendo l’infiammazione. Non curano il dolore, ma lo attenuano per un breve periodo. Da evitare per i diabetici.

La neurostimolazione

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Da prendere in esame solo dopo avere esaurito le terapie sopra esposte, nonostante sia poco conosciuta e praticata, in caso di dolore cronico la neurostimolazione è indicata dagli specialisti come un’alternativa efficace e sicura, di fatto meno invasiva dell’intervento chirurgico.

Lo scopo non è di guarire il dolore, ma di ridurlo a livelli ben più tollerabili.Consiste nell’innestare uno o più elettrodi posizionati strategicamente in modo da trasmettere degli impulsi elettrici che impediscono di sentire il dolore.

“Dei piccoli elettrodi sono impiantati nella spina dorsale e sono attivati da un piccolo pacemaker impiantato sotto pelle. II segnale elettrico che raggiunge il midollo spinale cattura il segnale di dolore riducendolo a un livello tollerabile. Visto che l’elettricità è il modo naturale di funzionamento del sistema nervoso, la neurostimolazione non ha effetti negativi a lungo termine”.

spiega Giancarlo Barolat, medico torinese che da 40 anni si occupa di alleviare il dolore non oncologico presso i centri di Como e Denver (Stati Uniti), da lui fondati.

Dove posizionare gli elettrodi?

Possono essere impiantati “strategicamente” sia nella spina dorsale, sia lungo le piccole terminazioni nervose nella zona dorsale e lombare, di solito nello strato sottocutaneo. I pazienti hanno un telecomando esterno, attraverso cui possono controllare il funzionamento del device, accenderlo, spegnerlo o mandare un segnale più debole o più forte.

Una soluzione efficace, da valutare senza fretta

“La neurostimolazione può essere provata in modo temporaneo e il paziente può decidere, in base al test, se proseguire o meno con l’impianto finale. Si può portare per decenni senza avere effetti collaterali. Nella mia esperienza, è efficace nel ridurre il mal di schiena e o delle gambe nel 70% dei pazienti impiantati. In molti casi è più efficace della chirurgia sulla spina dorsale”.

assicura Barolat che conclude. L’importante è che la neurostimolazione sia eseguita da esperti, altrimenti può non dare i risultati sperati.

Chi può farla?

“Non ci sono limiti d’età: il dottor Barolat ha impiantato pazienti con uno spettro di età dai 9 ai 90  anni. Le controindicazioni sono minime. Molto spesso si riesce ad ottenere una riduzione del dolore tale da migliorare in maniera sostanziale la qualità di vita. Sono necessarie due sedute: una di prova (per valutare l’efficacia della neurostimolazione) e l’altra per l’impianto definitivo, che avviene in sedazione in day- hospital. Seguono controlli periodici una o due volte l’anno”.