Ipotiroidismo: le nuove cure

Arianna Preciballe
  • Esperta di: Diete e cura degli inestetismi

Buone notizie per i 4 milioni di ipotiroidei che la mattina hanno un risveglio a dir poco “macchinoso”, dovuto all’obbligo di dover anticipare la sveglia addirittura di un’ora per poter assumere correttamente la levotiroxina, il farmaco di riferimento per l’ipotiroidismo.Le cose, infatti, sono cambiate!

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La cura potrebbe essere a un passo dalla svolta grazie ai risultati di ben 3 studi italiani condotti recentemente sulla forma liquida del farmaco, indispensabile quando la tiroide non produce in quantità sufficiente questa sostanza o quando la ghiandola è stata asportata.

Il primo, pubblicato recentemente su Thyroid, dimostra come questa possa essere assunta “contemporaneamente alla colazione e messa anche direttamente nella spremuta, nel cappuccino o nel caffè, senza che ne venga influenzata l’efficacia”, conferma Carlo Cappelli, Endocrinologo, responsabile Ambulatori della Tiroide-Endocrinologia-2° Medicina, Dipartimento di Scienze Cliniche e Sperimentali, ASST degli Spedali Civili di Brescia e firmatario della ricerca TICO.

Un sostanzialesuperamento del problema dell’aderenza a una terapia che prevede, con la tradizionale compressa, un’attesa di almeno 30 minuti prima di poter consumare la prima colazione.

Levotiroxina liquida: tutti i vantaggi

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Ma non è questa l’unica evidenza scientifica sui vantaggi della levotiroxina liquida, un’altra ricerca condotta dal team del professor Efisio Puxeddu, del Dipartimento di Medicina, Università degli Studi di Perugia, e pubblicata su Endocrine, conferma la pari efficacia terapeutica della formulazione in compresse

“attraverso la misurazione della concentrazione di TSH, tra la somministrazione della levotiroxina liquida durante la colazione o 10 minuti prima di colazione”.

Un annullamento dei tempi di attesa tra l’assunzione del farmaco e la prima colazione che secondo l’ultimo studio in questione, condotto in tre centri di riferimento per la tiroide e i cui risultati verranno presentati al prossimo congresso dell’Endocrine Society, è

“un elemento essenziale per migliorare l’aderenza del paziente alla terapia, dalla quale in molti casi dipende la risposta clinica”

sottolinea Enrico Papini, responsabile Scientifico dell’Associazione Medici Endocrinologi (AME), e Direttore UOC Endocrinologia e Malattie del Metabolismo presso l’Ospedale Regina Apostolorum di Albano Laziale.