Intolleranze alimentari: la causa è nella psiche

Esistono patologie antiche e altre che sono emerse o sono state riconosciute solo negli ultimi anni, come le cosiddette ‘intolleranze alimentari’, spesso confuse con le più classiche allergie ad alcuni alimenti.

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Un trend in crescita esponenziale per diverse cause: i dati dell’Istituto Superiore di Sanità riferiscono che il 7,5-8% dei bambini e il 2% della popolazione adulta soffrono di ‘reazioni avverse ad uno o più cibi’ che si manifestano con sintomi esclusivamente gastrointestinali: dolori addominali, crampi, diarrea, vomito.

Al contrario delle allergie classiche, nelle reazioni avverse non c’è coinvolgimento del sistema immunitario e rilascio di istamina, e la terapia si basa principalmente sull’eliminazione dell’alimento dalla dieta.

Nonostante solo un terzo delle intolleranze sia diagnosticato con il test della Provocazione Orale, considerato il Gold Standard per la conferma della diagnosi, gran parte della popolazione ritiene di essere ‘intollerante’ a qualche alimento, condizione a cui attribuisce ad esempio un malessere generale, sintomi aspecifici e l’incapacità a perdere peso.

Inoltre, sotto questo grande capitolo vengono introdotti anche le avversioni ad alcuni cibi legati ai gusti personali e ai condizionamenti psicologici, come ipotizzato dalla dottoressa Edi Salvadori, psicopedagogista e counselor.

Il rifiuto del cibo

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Secondo la specialista, dietro al rifiuto di un cibo da parte dell’organismo c’è un’emozione non riconosciuta, riconducibile all’alimento stesso. Ne consegue che alla rimozione del blocco emotivo, il sintomo spesso scompare. Approccio particolarmente utile quando l’intolleranza riguarda alimenti difficili da eliminare completamente come le uova, il latte ecc.

“Nella mia esperienza professionale”, sostiene la Dott.ssa Salvadori “mi sono accorta che le intolleranze alimentari nascono, essenzialmente, dall’incapacità di ascoltare i propri desideri più profondi, di dare fiducia alla saggezza antica del nostro corpo”.

Ad esempio, la mela è associata al senso di colpa, intolleranza che si manifesta con gonfiore a livello addominale o crampi. Il latte, invece, è in rapporto alla figura materna e la sua intolleranza è legata alla presenza di una madre ansiosa o assente, la cui conseguenza è da ricercare in disturbi digestivi, senso di gonfiore o peso, che diventano compagni di vita di queste persone.

Quanto all’intolleranza alla carne, pare denoti uno stile di vita frenetico e caotico: fare tante cose contemporaneamente, non riuscire a stare fermi e quando lo si fa sentirsi in ansia, con un forte stato di angoscia. Come conseguenza potrebbe svilupparsi un sovraccarico energetico del fegato proprio perché riguarda persone che non si concedono nemmeno il tempo per nutrirsi, mentre la carne necessita di tempi più lunghi per la masticazione e l’assimilazione.