Epigenetica: cos’è e come funziona?

Tuo figlio ricorda tutto alla perfezione, mentre tu sei da sempre distratta e smemorata. Scherzo del destino? No, potrebbe essere la giusta conseguenza di uno stile di vita corretto che è riuscito a modificare la tendenza dei tuoi geni. La scienza che si occupa di questo fenomeno si chiama epigenetica. Con la consulenza del Professor Giovanni Biggio,  Ordinario di Neuropsicofarmacologia presso l’Università degli Studi di Cagliari, proviamo a capire di cosa si tratta.

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L’epigenetica è una branca della genetica che sta aprendo straordinarie prospettive sullo studio dei comportamenti,  tanto che il Time ha scritto: «I geni non sono totalmente il nostro destino». È ormai appurato infatti, che l’ambiente, l’alimentazione, l’attività fisica, lo stress influenzano profondamente la capacità dei geni di esprimersi, senza modificarne la struttura, che rimane appunto inalterata.

Il DNA è composto da una miscela di geni buoni e cattivi che inviano messaggi, in molti casi modificabili, attraverso scelte nutrizionali e comportamentali intelligenti. Se separassimo due gemelli omozigoti, con il DNA identico al 100%, uno andasse a vivere a Milano, l’altro al mare e adottassero stili di vita diversi, potremmo facilmente constatare che svilupperebbero due fenotipi in parte differenti.


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Epigenetica: non solo predisposizione genetica

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Pare che lo stile di vita abbia un effetto eco che può trasmettersi nelle generazioni, da madre in figlio: una cattiva  alimentazione in gravidanza può favorire problemi cardiovascolari nei bimbi. Se sono presenti strutture genetiche che predispongono al diabete, ma si conduce uno stile di vita sano, nel 99% insulina e glicemia rimarranno in equilibrio. Viceversa, chi avrà abitudini di vita sedentarie diventerà obeso e potrebbe andare incontro alla sindrome metabolica.

Un esempio da citare è quello degli indiani americani Pima, che, in tempi remoti, si separarono in due gruppi stanziandosi in territori lontani tra loro. Il gruppo che si stabilì in Arizona, dopo aver preso contatto con la civiltà occidentale, ne adottò comportamenti e dieta, incrementando l’incidenza di obesità e diabete. Il secondo gruppo, stanziato in Messico, non modificò invece le abitudini alimentari e, pur condividendo gran parte dei geni con i cugini dell’Arizona, mostrò una bassa incidenza di diabete e un peso corporeo nella norma.

L’amore sfida la genetica cerebrale

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Quando nasciamo, il cervello contiene tante cellule più del necessario, poi un’accurata selezione di parte di esse ne determina la crescita, che si conclude intorno ai 20 anni. Nel corso della prima infanzia la corteccia è più spessa ed è per questo motivo che il bambino è in grado di assimilare un maggior numero di informazioni.

Con il  passare del tempo la corteccia si assottiglia: più rapido sarà il processo, più la corteccia riuscirà ad assottigliarsi, più il soggetto diventerà intelligente. Come attivare il processo? Nuovi studi lo confermano: è l’amore a incidere su questa struttura cerebrale. Sì, l’amore può modificare in senso positivo i geni che regolano sviluppo e quoziente d’intelligenza.


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Arianna Preciballe
Laureata in Fashion Design
Esperta di: Diete e cura degli inestetismi
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