Enfisema: come prevenire il peggioramento

Caterina Mora
  • Appassionato di Medicina e Salute

L’enfisema è una patologia cronica progressiva e irreversibile che col freddo peggiora. Il peggioramento si ha non solo a causa del calo delle temperature, ma anche a causa degli “effetti collaterali” che questo causa, come il riacutizzarsi di raffreddore ed influenza e la maggior presenza di polveri sottili nell’aria

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Con la consulenza del dottor Paolo Banfi, primario di Pneumologia alla Fondazione Don Gnocchi, Milano.

Soprattutto in chi soffre di enfisema, il freddo provoca un restringimento dei bronchi e questo limita il passaggio dell’aria nei polmoni, già poco elastici a causa della patologia e, quindi, non più completamente capaci di svolgere correttamente la loro funzione, quella di eliminare anidride carbonica e incamerare ossigeno.

C’è di più: le prime giornate di maltempo favoriscono il riacutizzarsi delle malattie di origine batterica e virale, come raffreddori e influenze.

Già danneggiati dalla malattia, gli alveoli polmonari, le piccole cavità dove avviene il passaggio dell’ossigeno nel sangue, si congestionano maggiormente sotto l’azione di virus e batteri. Risultato: aumentano il senso di mancanza d’aria e la tosse.

In inverno crescono nell’aria anche le concentrazioni di polveri sottili che, inalate, raggiungono bronchi e polmoni spingendosi fino agli alveoli causando ulteriore infiammazione.

Si compromette così la funzione respiratoria, soprattutto di chi soffre di enfisema. È fondamentale tenere sott’occhio i sintomi della malattia e seguire precise regole di prevenzione e cura.

Occorre ricordare che questa patologia è progressiva e irreversibile e, se non è correttamente gestita, nei casi più gravi può portare alla distruzione totale della trama polmonare.

Migliorare lo stile di vita per evitare che peggiori

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Per evitare che l’enfisema peggiori, la prima regola è smettere di fumare.

La seconda è fare lunghe passeggiate a passo sostenuto in campagna o al parco (possibilmente non nel traffico!). Questa è una “ginnastica” per bronchi, polmoni, diaframma, che aumenta le quote di ossigeno circolante.

La terza è ricorrere a sedute di riabilitazione respiratoria nei centri specializzati, dove vengono proposti esercizi mirati a ridurre la sensazione di mancanza di fiato.

Stare attenti alla dieta, inserendo alimenti ricchi di vitamina C (agrumi), A (carote, zucca), E (mandorle, noci) e D (tonno, sogliola). La D, in particolare, ci protegge dall’infiammazione. È perfetto inserire nella dieta le verdure bianche autunnali, come cavolfiore, rape, funghi ricche di antiossidanti che favoriscono la rigenerazione cellulare.

Bere un litro e mezzo di acqua al giorno per idratare il corpo e l’albero bronchiale, in modo da rendere le secrezioni catarrali meno secche.

Prevenire con i vaccini

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La prima cosa da fare è di ricorrere per tempo al vaccino antinfluenzale tetravalente, che protegge non solo dalla prima epidemia di influenza diffusa a dicembre-gennaio, ma anche dal picco di fine febbraio.

Importante anche il vaccino anti-pneumococcico: protegge dal batterio causa di polmoniti e altre malattie del sistema respiratorio, che favoriscono il peggioramento dell’enfisema.

La seconda regola è stare attenti all’igiene, lavando sempre bene le mani in modo da ridurre l’esposizione a virus e batteri.

La cura varia secondo la tipologia di enfisema

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Se la malattia è di origine genetica ed è presente un deficit della proteina alpha-1 antitripsina (protettiva del tessuto polmonare), la terapia consiste anche nel somministrare questo enzima.

Sono fondamentali i broncodilatatori a breve e lunga durata d’azione, che possono essere di due tipi.

Primo: betastimolanti che attivano i recettori Beta2 della muscolatura favorendo la dilatazione dei bronchi e la fluidificazione del catarro.

Secondo: anticolinergici che producono una broncodilatazione e riduzione del catarro agendo sui recettori muscarinici o colinergici, i quali sono appunto responsabili della costrizione bronchiale.

Se il fiato è ancor più affannato e corto, devono essere assunti antibiotici specifici che tengono a bada la carica batterica. Altre terapie, in associazione, sono i cortisonici dagli effetti sfiammanti.