Dolore dopo i rapporti sessuali: cause e rimedi

Caterina Mora
  • Appassionato di Medicina e Salute

Molte donne accusano dolore nella zona pelvica dopo i rapporti sessuali. Le cause sono riconducibili a diverse problematiche che vanno indagate con l’aiuto del medico, in modo da stabilire se il dolore ha origine da un problema fisico o psicologico.

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A cura del dott. Pietro Cignini, specialista in ginecologia e ostetricia, Servizio di Diagnostica Ostetrico e Ginecologica, Artemisia Main Center, Roma.

Si definisce “dolore pelvico” un dolore che si localizza a livello dell’apparato riproduttivo o urinario. Può avere delle fasi di acuzie o essere sempre presente, con una scala di intensità che va da lieve a moderata fino a severa.

Alcune volte può andare anche in remissione spontanea o essere risvegliato dai rapporti sessuali e dalla minzione.

Raramente capita che questo dolore possa essere generato da una sensibilizzazione ai materiali dei profilattici, e comunque in commercio ne esistono anche senza lattice.

Tuttavia, una storia clinica è di fondamentale importanza per inquadrare tutti i sintomi a partire dalla loro insorgenza o se correlati a particolari fasi della giornata e/o attività.

Le cause del dolore pelvico

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In passato era molto abusata la causa di endometriosi, una condizione per la quale il tessuto mucoso che riveste internamente l’utero (endometrio) si ritrova al di fuori dell’utero, generando dolore a seguito dell’infiammazione determinata dal suo sanguinamento durante la fase mestruale del ciclo.

In altri termini, si creano in addome delle aderenze o anche delle cisti ovariche, responsabili esse stesse di dolore in regione pelvica.

Oggi si valutano anche motivazioni collegate all’intestino: se, per esempio, il fastidio aumenta soprattutto a seguito dell’ingestione di particolari cibi o bevande, è probabile che esista un problema di tipo intestinale.

Esistono, inoltre, delle infezioni subdole come la clamidia che, non dando di solito perdite vaginali, determinano un’infezione/infiammazione cronica a livello tubarico facendole riempire di liquido o pus nei casi più gravi e generando il dolore.

Altra causa del dolore pelvico, a volte, possono essere dei voluminosi fibromi uterini che, per la loro massa, generano un senso di pesantezza e dolore poiché comprimono la vescica, l’intestino e i vasi sanguigni venosi della pelvi.

Alcuni medici riconducono questo tipo di dolore anche a una congestione venosa addominale che, infiammandosi, provoca dolore e pesantezza. Condizione chiamata varicocele pelvico.

Una causa ormai nota è pure la cosiddetta “sindrome della vescica“, o cistite interstiziale, dolorosa e caratterizzata da un danneggiamento della mucosa che la riveste e che determina una stimolazione cronica delle terminazioni nervose dolorose. Tipicamente si accusa dolore, specialmente quando la vescica si riempie, e si acutizza nel momento dei rapporti sessuali.

Se il motivo è psicologico

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Esiste anche una condizione di ipercontrattilità dei muscoli del pavimento pelvico che rendono dolorosi i rapporti. Questa contrazione a volte riconosce delle cause psicologiche.

La diagnosi deve essere eseguita nel momento in cui le possibili cause organiche sono state escluse. Durante i rapporti si può assistere anche a una riduzione della normale lubrificazione vaginale che concorre all’aumento del dolore (dispareunia).

La diagnosi

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Si basa sulla definizione di un dolore in regione addominale bassa o pelvica, che dura da almeno 4-6 mesi, con andamento costante o che tende a riacutizzarsi in relazione a condizioni particolari (rapporti sessuali, minzione).

Il clinico deve verificare prima di tutto l’aspetto gastro intestinale, indagandone la normale funzione, la regolarità. Non va, infatti, dimenticato che molto spesso delle infezioni ricorrenti vaginali o anche vescicali partono dal tratto intestinale, che tipicamente rappresenta un reservoir di germi come l’escherichia coli o la candida.

In questi casi, lo studio parassitologico e la ricerca di sangue occulto nelle feci, insieme alle analisi del sangue, possono essere utili in un primo inquadramento della patologia infiammatoria intestinale.

La visita ginecologica e l’esame obiettivo saranno importanti ai fini di meglio localizzare la sede del dolore che, se inquadrata in una zona ben precisa, potrebbe orientare verso la presenza di cisti ovariche o fibromi uterini.

In questo caso il passo successivo sarebbe quello di valutare con un’ecografia la loro presenza ed in seguito decidere l’eventuale rimozione.

Nel sospetto, invece, di una causa infettiva sarà obbligata la valutazione dei tamponi vaginali, soprattutto cervicale, per la ricerca di germi causa della malattia infiammatoria pelvica.

La visita è, inoltre, di importanza fondamentale per inquadrare anche un eventuale ipertono dei muscoli del pavimento pelvico. In questo ambito si potrà indagare anche l’eventuale componente vescicale.

Come debellare il male

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Occorre seguire un regime alimentare sano che possa regolarizzare il transito intestinale.

Se il dolore è legato a particolari momenti del ciclo e non è dovuto però a cisti ovariche di grandi dimensioni, l’uso della pillola anticoncezionale potrebbe essere un valido supporto.

Se viene accertata una componente muscolare, la ginnastica del pavimento pelvico e il bio-feedback aiuteranno a ridurre il fastidio.

In alcuni casi, si può pensare anche di eseguire delle microiniezioni di farmaci anestetizzanti a lunga durata.