Diverticolite: come prevenirla e curarla

Arianna Preciballe
  • Esperta di: Diete e cura degli inestetismi

Alte temperature, cibi ‘tappabuchi’ e grassi come focacce, pizze e snack consumati in spiaggia, alimentazione povera di frutta e verdure, di proteine di origine vegetale, qualche sigaretta in più e bevande ghiacciate. Sono i comportamenti tipici dell’estate che ‘eccitano’ la mucosa intestinale, specie dell’intestino crasso. Conseguenza? Crampi, dolori addominali e disturbi intestinali correlati: sono questi i sintomi dei diverticoli, ossia una dilatazione sacciforme della parete del colon. Cosa fare per prevenire questo fastidioso disturbo? 

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Se non adeguatamente trattati o in casi gravi (perforazione e peritonite generalizzata), i diverticoli si trasformano in diverticolite, una malattia che può richiedere anche un intervento chirurgico come la resezione parziale di un tratto di intestino crasso. Quelli dei diverticoli sono sintomi ben noti al 10% degli italiani, soprattutto di età compresa fra i 50 e i 60 anni.

Diverticoli: una patologia da non sottovalutare

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Per non rovinare le vacanze estive, una prevenzione si può attuare attraverso un’alimentazione più attenta, ricca di fibre, unite all’integrazione di alimenti preferibilmente morbidi, facilmente digeribili e da un maggior apporto di liquidi. Una ricetta dietetica adatta anche in vacanza in caso di episodi acuti di diverticolite.

“Il primo approccio al problema dei diverticoli è farmacologico”,

spiega Giampiero Campanelli, direttore dell’unità di Chirurgia Generale e Day Surgery all’Istituto Clinico Sant’Ambrogio di Milano,

“ e prevede una terapia antibiotica, affiancata a una correzione della dieta. Vi sono però casi in cui attacchi ripetuti, una sintomatologia acuta e una risposta debole o assente alla terapia medica, trasformano i diverticoli in diverticolite e richiedono un approccio chirurgico. Questo prevede, non di rado, una resezione di parte del colon, che viene poi riagganciato al retto. Sebbene l’intervento garantisca il recupero totale della funzionalità intestinale dopo due-tre settimane dalla chirurgia, non è un intervento semplice: va svolto da chirurghi specializzati e con le tecniche più recenti, come la laparoscopia. La malattia non è mai da sottovalutare, perchè in caso di diverticolite acuta complicata, generalmente in condizioni di urgenza, potrebbe essere necessario un intervento in due tempi, con il confezionamento di un ano artificiale e con il ripristino della funzione intestinale in un intervento successivo”.

Prevenire i diverticoli a tavola

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Specie in estate, per la diverticolite aumentano i fattori di rischio, correlati sia agli eventi climatici, come un aumento delle temperature, sia a un cambiamento delle abitudini alimentari, con una diminuzione di cibi ricchi di fibre o di proteine di natura vegetale. Per prevenirne l’insorgenza, la prima cura è quindi ‘naturale’ e legata alla tavola.

“La prevenzione della diverticolite”,

continua ancora il prof. Campanelli,

“si basa soprattutto sull’aumento dell’apporto di fibre, verdura e frutta e molta acqua. Sono da evitare invece alimenti che contengono semi (pomodori, cetrioli, uva, fichi, fragole, lamponi, kiwi, pane con semi di sesamo) perché possono fermarsi nei diverticoli ed infiammarli. Noi ne troviamo a volte quantità davvero elevate, con conseguenti forti infiammazioni dovute a questi cibi, evidentemente consumati dal paziente in grandi quantità. Da non sottovalutare è anche l’apporto di vitamina D con l’assunzione di alimenti ricchi di calcio (latte, latticini, formaggi, fatta eccezione in casi di intolleranze), perché svolge un ruolo importante nel mantenimento dell’equilibrio intestinale, dell’integrità della mucosa e come mediatore dell’infiammazione intestinale. I più recenti studi”,

conclude il prof. Campanelli ,

“fanno ipotizzare una possibile correlazione fra bassi livelli di questa sostanza e l’insorgenza di diverticolite. Stando ai primi risultati è consigliabile tenere sotto controllo i livelli di questa vitamina e, laddove necessario e consigliato, prevederne un’assunzione orale con degli integratori alimentari”.