Disturbo ossessivo compulsivo: cause e rimedi

Sandra Tomassini
  • Appassionato di Medicina e Salute

Come riconoscere i sintomi del Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) e come affrontarlo. Una patologia che colpisce in modo più o meno grave e che deve essere trattato nel modo adeguato, per non compromettere la vita del paziente anche nei suoi rapporti umani e sociali. Il consiglio degli esperti.

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Il Disturbo Ossessivo Compulsivo, DOC, è una patologia molto comune che colpisce oltre un milione di italiani senza distinzione di sesso, età o condizione socio-economica.
Non calpestare le righe delle piastrelle, contare i quadri quando si entra in una stanza, lavarsi in continuazione le mani non sono manie, ma manifestazioni di questo disturbo che, non curato, può soltanto degenerare.

Un punto di riferimento sul web

Il portale www.fuoridallarete.org, curato dall’omonima associazione, ha l’obiettivo di rispondere ai bisogni di tutte le persone con Disturbo Ossessivo-Compulsivo e patologie a esso correlate, come i disturbi alimentari, la sindrome di Gilles De La Tourette e il Gioco d’Azzardo Patologico.
Un sito fortemente voluto da medici, pazienti e familiari per rimediare all’insufficienza degli strumenti per la diagnosi tempestiva e l’attuazione delle necessarie strategie terapeutiche.

“FuoriDallaRete Onlus si propone di diventare il più aggiornato punto di riferimento”, dichiara Roberto Ciaccio, Presidente dell’Associazione, “per le persone con DOC e i loro familiari, fornendo consulenza e supporto, informando sulle cure e promuovendo un atteggiamento di solidarietà, attraverso una corretta divulgazione scientifica”.

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Il DOC, Disturbo Ossessivo Compulsivo

“Il DOC è un disturbo psichiatrico che si manifesta in pensieri ossessivi, spesso associati a comportamenti compulsivi”, spiega Laura Bellodi, Direttore del Centro disturbi d’ansia e ossessivo compulsivi dell’Ospedale San Raffaele di Milano e Presidente del Comitato scientifico di FuoriDallaRete Onlus.

“Pensiamo a ossessioni quali la paura dei germi, il timore di comportarsi in modo socialmente inaccettabile, il bisogno di ordine e simmetria, l’angoscia di causare danni ad altri, l’organizzazione degli oggetti per colore o dimensione, la collezione o l’accumulo, contare o ripetere parole senza senso. Tuttavia, a causa della sua natura molto intima, il disturbo è spesso vissuto nell’ombra. Ecco perché riteniamo che il sommerso di questa patologia sia ben più ampio di quanto le statistiche documentino”, sottolinea Bellodi.

“Il DOC è un disturbo che coinvolge la persona in modo progressivo”, spiega Filippo Bogetto, professore di psichiatria all’Università degli Studi di Torino, “chi ne soffre applica schemi rigidi alla vita quotidiana, rifiutando le novità e i fuori programma. Nel paziente è comune la repressione totale delle emozioni, vissute come qualcosa di incontrollabile. Dubbi costanti sono la controparte di questa ricerca di controllo e l’impulso alla massima chiarezza pregiudica la comunicazione, facendo apparire il paziente confusivo per sé e per gli altri”.

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Non nascondersi

“Se trascurato, il DOC tende a cronicizzare e aggravarsi”, riprende la dottoressa Bellodi, “perciò è importante indurre i pazienti a uscire allo scoperto, perché siano indirizzati verso un trattamento adeguato, dal punto di vista clinico e sociale”. “Alla base del DOC c’è un’alterazione neurobiologica”, commenta Stefano Pallanti, docente di Psichiatria presso l’Università degli Studi di Firenze. “Sono state osservate anomalie metaboliche in alcune aree del cervello, che determinano difetti nella trasmissione dell’impulso neuronale in cui sono coinvolti anche la dopamina e la serotonina, neurotrasmettitori implicati in altre patologie, come il morbo di Parkinson”.

Quali cure?

“Oggi abbiamo a disposizione strumenti adeguati per trattare il DOC, spiega Enrico Smeraldi, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze Cliniche dell’Ospedale San Raffaele e docente di Psichiatria dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

“Un approccio standard comporta una terapia farmacologica abbinata a una terapia comportamentale mirata. In caso di pazienti resistenti ai farmaci, si può ricorrere alla stimolazione magnetica transcranica, che agisce stimolando in profondità alcune regioni del cervello coinvolte nell’attivazione del processo ossessivo-compulsivo”.