Disturbi alimentari: la rieducazione al cibo

I disturbi alimentari affliggono sempre più persone al giorno d’oggi; per provare a curare queste problematiche è fondamentale rieducare gli individui al cibo. Vediamo insieme cosa è possibile fare iniziare un percorso di rieducazione.

Weight loss concept

Riuscire a nutrire nuovamente un fisico debilitato è il primo passo per riuscire a far funzionare dei trattamenti.

“Questo discorso vale soprattutto da un punto di vista farmacologico”, spiega la professoressa Laura Bellodi, “I farmaci antidepressivi che regolarizzano la produzione e la disponibilità di serotonina, infatti, possono essere impiegati con successo in caso di anoressia e bulimia. Nelle ragazze fortemente sottopeso, però, è prima necessario “soccorrere” il cervello debilitato dalle carenze alimentari perché i medicinali agiscano con successo”.

Per questo il primo passo per la cura di questi problemi rimane l’intervento psicologico, di tipo cognitivo-comportamentale. In pratica alle ragazze che rifiutano il cibo viene spiegato come vincere l’ansia che le prende al pensiero di mangiare, correndo il rischio di “ingrassare”.


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“Nel nostro centro le ragazze ricoverate, ad esempio, vengono seguite durante i pasti da uno psicologo, che da una parte le rieduca praticamente al cibo e dall’altra le distrae, in modo da ridurre l’ansia del momento. In ogni caso si cominciano a reintrodurre i cibi che sono stati eliminati per ultimi dalla dieta fino ad arrivare ai primi. Se la ragazza è seguita ambulatorialmente si predispone un piano di cura personalizzato, che viene controllato ogni settimana”, dice la professoressa Bellodi.

Disturbi alimentari e bulimia: possibili cure

Female leg stepping on weigh scales with measuring tape, pink du

Nel caso della bulimia esistono protocolli uguali per tutte da seguire per le cure, mentre per l’anoressia non esiste una cura che vada bene per tutte le ragazze coinvolte: circa la metà riesce però a guarire completamente.

“Per curare questi disturbi si parte sempre dal sintomo, interrompendo il circolo vizioso dettato dall’ansia e dalla necessità di controllo, che porta al rifiuto del cibo. E solo in un secondo momento si valutano i problemi personali, che possono avere scatenato il disturbo alimentare”, precisa la dottoressa Sandra Sassaroli.

Ma gli addetti ai lavori non si stancano di ripetere che quando si parla di disturbi del comportamento alimentare, la via migliore di cura è la prevenzione.

“È cioè fondamentale seguire dei programmi per individuare le ragazzine a rischio e intervenire dal punto di vista psicoterapeutico prima che il disturbo diventi evidente e metta a rischio la salute della ragazza stessa”, dice Sassaroli.


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