Digiuno terapeutico: benefici, come funziona e pericoli

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09/01/2021

Il digiuno terapeutico può davvero avere effetti positivi sul nostro organismo? Le ricerche dicono di sì! Ecco cosa hanno scoperto i più recenti studi: ecco come funziona il ddigiuno terapeutico e i suoi benefici

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Secondo un team di ricercatori del National Institute on Ageing di Baltimora, periodi brevi di digiuno ciclici proteggerebbero il cervello da malattia neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson.

Questa affermazione nasce dall’osservazione fatta dagli studiosi sull’aumento di circa il 40% della longevità di cavie sottoposte a un introito calorico decisamente basso rispetto a quelle che facevano un’alimentazione normale.

Inoltre, Mark Mattson, uno degli studiosi che ha partecipato alla ricerca, ha affermato l’esistenza di un meccanismo grazie al quale un basso apporto calorico riduce lo stress, favorendo la crescita dei neuroni. L’analisi del cervello delle cavie sottoposte al digiuno ha mostrato perfino migliori connessioni sinaptiche.


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Digiuno terapeutico: benefici cardiovascolari

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Ma ad avvalorare l’importanza della digiuno terapia sono anche altre ricerche che affermano la presenza di effetti positivi a livello cardiovascolare, come la riduzione del 58% del rischio di patologie cardiache e del 50% lo sviluppo di diabete.

Una nuova ricerca dell’Intermountain Medical Center Heart Institute, negli USA, ha coinvolto 230 persone le quali sono state sottoposte ad un digiuno di 24 ore durante il quale era concessa solo l’assunzione di acqua. Al termine delle 24ore, veniva seguita una normale alimentazione.

Test clinici sui partecipanti alla ricerca avevano evidenziato un aumento di circa 14% del colesterolo LDL ovvero cattivo, e di circa il 6% di quello buono cioè HDL.

Questi dati dimostrano come una condizione di digiuno induca l’organismo a rilasciare un maggior quantitativo di colesterolo, che viene usato come fonte energetica al posto del glucosio. Questo meccanismo favorisce la riduzione delle cellule adipose riducendo, a sua volta, la probabilità di sviluppare una condizione di insulino-resistenza e diabete.

Durante il digiuno, i soggetti, inoltre, producevano una maggiore quantità dell’ormone della crescita (Gh), capace di svolgere un’azione di protezione sui muscoli e sul bilancio metabolico.

Digiuno terapeutico: pericoli e controindicazioni

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Il digiuno terapeutico non è una pratica moderna: già Platone, Socrate e Plutarco lo praticavano perché ritenevano che migliorasse le loro prestazioni psico-fisiche. Gli arabi e gli egiziani, invece, lo consigliavano come cura per le malattie.


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Oggigiorno chi sceglie di fare il digiuno è spinto da motivazioni religiose, come il periodo di Quaresima o il Ramadan ma c’è anche chi, sottovalutandone i rischi, lo fa per dimagrire.

Se la digiuno terapia viene praticata in media una volta al mese per disintossicare l’organismo non ha alcuna controindicazione. Ma non c’è niente di più sbagliato che pensare di prolungare il digiuno per tempi maggiori al fine di ottenere più rapidi risultati.

Nonostante, infatti, nelle ricerche citate siano stati evidenziati gli effetti benefici di un breve periodo di digiuno, dobbiamo considerare anche che le ricerche svolte sono principalmente su cavie da laboratorio. Le indagini, invece, che hanno visto il coinvolgimento di individui hanno riguardato innanzitutto la partecipazione di soggetti sani.

La digiuno terapia, infatti, è vietata ai soggetti che presentano patologie che coinvolgono in particolare cuore, reni e pancreas, ma anche durante la gravidanza, l’allattamento e l’accrescimento o durante gli stadi di convalescenza e dopo interventi chirurgici. Inoltre, i partecipanti erano sono stretto controllo di staff medici.

Digiuno: come agisce sull’organismo

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Valutiamo anche i meccanismi metabolici che si innescano con il digiuno: nelle prime 4- 8 ore, l’organismo deve necessariamente usare il glucosio presente in circolo come fonte energetica. Al termine di questa prima fase, inizierà il metabolismo del glicogeno ovvero la forma molecolare di riserva dello zucchero.

Inizialmente verrà usato il glicogeno a livello epatico il quale fornirà circa il 90% del fabbisogno energetico; esaurita questa fonte l’organismo ricaverà energia a partire dal glicogeno presente nei muscoli.

Terminata anche questa riserva energetica, verranno usati i grassi il cui metabolismo produrrà i corpi chetonici. Se le riserve lipidiche del corpo sono al di sotto dell’8%, verranno necessariamente usate le proteine per produrre energia causando degli squilibri non indifferenti per l’organismo.

Le conseguenze di un digiuno troppo prolungato saranno responsabili di una condizione di indebolimento, riduzione della risposta immunitaria e di cicatrizzazione, fino ad una alterazione del funzionamento dell’apparato cardiovascolare, polmonare, endocrino e gastrointestinale.

Se si vuole ridurre il rischio di patologie, digiunare una volta al mese si può considerare come un momento di “disintossicazione” ma non è sufficiente! Anzi, può considerarsi una pratica decisamente inutile se non badiamo principalmente a cosa mangiamo ogni giorno e non pratichiamo una regolare attività fisica.

Per mantenere un buono stato di salute e per vivere a lungo bisogna impegnarsi ogni giorno!


Arianna Preciballe
Laureata in Fashion Design
Esperta di: Diete e cura degli inestetismi
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