Depressione: soggetti a rischio

Sono veramente tantissime le persone che soffrono di depressione. Ma quali sono i soggetti più a rischio? Vediamolo insieme, con la collaborazione del professor Carlo Oreste Cangiano, responsabile dell’Unità di Nutrizione clinica e dietologia dell’Ospedale S. Andrea di Roma.

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Oltre 350 milioni di persone soffrono di depressione. Un numero immenso, se consideriamo che è più dell’intera popolazione degli Stati Uniti (321 milioni di abitanti) o del Brasile e del Messico messi insieme (226 milioni e 127 milioni). Eppure fino a dieci anni fa i medici non la consideravano nemmeno come una malattia. Un retaggio culturale a cui vanno imputati pregiudizi e mancate politiche sociali che ritardano in molti casi la diagnosi.

Depressione

Prima che sia troppo tardi

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Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) la depressione oggi è la malattia più diffusa sul Pianeta e la seconda causa di morte. Un dato che fa meno rumore di altri, visto che nessun Paese occidentale, compresa l’Italia, impiega risorse per aumentare l’attenzione verso la prevenzione o la cura.

Ma c’è un altro fatto che fa tremare i polsi: ogni anno circa un milione di persone si toglie la vita per colpa della malattia. Un vortice di solitudine e incomunicabilità con l’esterno in cui medici e assistenza sociale non sanno ancora inserirsi in maniera efficace.

Anziani bersaglio

A farla finita per colpa della depressione sono soprattutto gli anziani che si tolgono la vita in misura doppia rispetto ai pazienti giovani. Ma la lista di problematiche della salute è lunga. I depressi over 65 sono più spesso vittime di infarto (succede dal 30 al 60%), malattie coronariche (sino al 44% dei soggetti), cancro (sino al 40%) e forme di demenza, come Alzheimer e Parkinson (circa il 40%).

La colpa sta nel fatto che la flessione dell’umore prolungata negli anziani non viene rilevata dai sanitari e associata a quel decadimento mentale che si considera fisiologico. Troppo spesso viene considerata una condizione “normale” e un declino cognitivo più o meno importante viene sottovalutato anche da parenti e medici di famiglia.