Curare l’anoressia: la storia di Martina Trevisan oggi al Roland Garros

Ci sono esempi di chi è uscito dall’anoressia, disturbo alimentare molto diffuso e fin troppo spesso trattato in ritardo e in maniera non efficace…. Ma se correttamente curata, l’anoressia può davvero essere sconfitta. Necessario, però, parlarne di più…

Anoressia: guarire è possibile, parla la…

In un’intervista per Adnkromos Salute, la scrittrice ma anche fondatrice e presidente dell’Associazione bulimia anoressia (Aba) Fabiola De Clerq, ha parlato dell’anoressia come una malattia psicologica di cui ancora non si parla quanto si dovrebbe.

L’anoressia “È la prima causa di morte tra le mattie psicologiche dei giovani, ha spiegato Fabiola De Clerq, prendendo anche l’esempio della tennista Martina Trevisan.

De Clerq: “L’anoressia può uccidere, ma si può anche curare”

Curare l’anoressia: la storia di Martina Trevisan oggi al Roland Garros

L’anoressia può uccidere. E’ la prima causa di morte tra le malattie psicologiche dei giovani, anche se di questo non si parla mai. Ma si può anche guarire completamente.

Ha iniziato a spiegare la fondatrice dell’Aba ad Adnkromos Salute, per poi specificare:

Purché ciò accada, però, è fondamentale trattare le cause, le emozioni e i traumi che stanno sotto l’iceberg del sintomo alimentare. Non è sufficiente curare l’appetito.

La scrittrice ha dunque chiarito come l’anoressia sia da trattare su più fronti e non possa essere curatata solo con “l’appetito”. La De Clerq ha anche parlato della tennista Martina Trevisan tornata a giocare dopo un  periodo molto difficile, segnato proprio dal disturbo alimentare analizzato da Fabiola De Clerq.

Per uno sportivo, che chiede molto al suo corpo, può essere anche più difficile uscirne. Ma, con i giusti interlocutori la guarigione è totale.

Quel che dunque la scrittrice ha voluto comunicare è l’importanza, prima di tutto, di trattare come argomento l’anoressia, molto più spesso di quanto non si faccia ora. È essenziale discutere e  sensibilizzare su un disturbo sul quale vige ancora troppa ignoranza, considerando sempre la persona che ne soffre nella sua interezza.

È infatti importante che le cure siano sì allineate, ma mirate per quella specifica persona, con un quadro psicologico, una storia, un passato e un presente unici. Ascoltare, prima di tutto, capire la fonte di determinate reazioni e la causa di certe risposte psicologiche e somatiche. Un’analisi preziosa quella della fondatrice e presidente dell’Aba, che spera si possa iniziare a intraprendere una strada diversa, anche seguendo esempi come quello della Trevisan.