Come recuperare l’udito: ricerca svela una molecola dalla luce

Grazie alle ultime sperimentazioni,  è stata possibile la conferma del probabile funzionamento di un vero e proprio “interruttore molecolare” per i neuroni uditivi senza che entrino in gioco modifiche genetiche, ma “semplicemente” grazie alla luce. 

Recuperare l’udito con la luce? La nuova molecola che…

Sulla rivista scientifica Journal of the American Chemical Society è stato recentemente pubblicato il risultato ottenuto da un team internazionale che ha visto la partecipazione tra le altre, anche dell’Università statale di Milano. Un risultato, quello ottenuto, che potrebbe portare alla realizzazione di impianti cocleari non più elettrici bensì funzionanti grazie alla luce. In questo modo le persone con problemi di udito potrebbero tornare a sentire con una qualità sorprendente.

Da alcuni componenti del team internazionale che hanno effettuato lo studio guidato dall’Istituto di bioingegneria della Catalogna (Ibec) è nata l’idea di riattivare i neuroni uditivi con stimoli luminosi già da tempo. I risultati non erano però stati soddisfacenti, almeno finora.

La molecola TPCfast, cos’è e come funziona

Recuperare l’udito con la luce? La nuova molecola che…

La prima molecola in grado di attivare i neuroni uditivi grazie a un metodo fotofarmacologico, si chiama TPCfast e sarebbe un metodo alternativo per stimolare al meglio l’attività elettrica dei neuroni uditivi grazie alla luce:

Al fine di evitare la manipolazione genetica in questo nuovo progetto abbiamo invece sviluppato un metodo alternativo per accoppiare la luce all’attività elettrica dei neuroni. Abbiamo così ideato una molecola, denominata TCPfast, in grado di legarsi a un recettore neuronale e di funzionare come una protesi molecolare che trasforma i normali neuroni uditivi in neuroni in grado di attivarsi con la luce.

Ha spiegato il professor Carlo Matera, ricercatore presso l’Università statale di Milano. Un altro ricercatore coinvolto nella ricerca, professore presso lo University Medical Center di Gottingen ha poi spiegato perché il TPCfast sia di gran lunga migliore dei metodi oggi utilizzati per gli impianti cocleari:

Il motivo principale per cui gli utilizzatori di impianti cocleari non riescono a percepire correttamente la musica e le conversazioni in ambienti rumorosi è rappresentato dal fatto che la coclea, per sua stessa natura, contiene dei liquidi: questo fa sì che in alcuni casi gli stimoli di natura elettrica si propaghino al suo interno in maniera eccessiva. Poiché invece la luce può essere trasmessa in maniera più definita attraverso i liquidi, la nostra tecnica consente di stimolare i neuroni della coclea con una precisione di gran lunga superiore.

I primi risultati sono già sorprendenti, ora no rimane che effettuare una verifica sperimentale.Per approfondire l’argomento si rimanda alla ricerca pubblicata per intero (ACS Publications).