Combattere il dolore da cancro: farmaci attivati dalla luce

Francesca Naima
  • Appassionato di Medicina e Salute

Una nuova ricerca finanziata dal Progetto Giovani Ricercatori del Ministero della Salute dimostra come i dolori che sopraggiungono con il cancro possano essere limati grazie a dei farmaci “attivati” dalla luce. 

Combattere il dolore da cancro: farmaci attivati dalla luce

Per i pazienti oncologici, i dolori sono spesso insopportabili. Potere alleviare sensazioni che provocano tanta sofferenza e disagio potrebbe assicurare non solo una vita migliore a chi soffre, ma anche una maggiore attenzione per l’optofarmacologia, ovvero l’utilizzo di farmaci attivati dalla luce.

Il cosiddetto “dolore di fondo” è già trattato con farmaci oppioidi (come ad esempio la morfina). Specialmente per i BTP (BreakThrough cancer Pain), ovvero episodi rapidi e improvvisi di sofferenza assai intensa, la soluzione tempestiva adottata è appunto quella di somministrare la morfina o farmaci simili.

Ciò non vuol dire, comunque, non ci siano altre soluzioni. Anzi, la medicina continua a ricercare modi e farmaci che possano essere salvifici, così uno studio pubblicato sulla rivista scientifica International Journal of Molecular Sciences ne è un esempio. Dare sollievo ai pazienti oncologici attraverso l’optofarmacologia, potrebbe essere un’ottima alternativa.

Optofarmacologia contro i dolori: la ricerca

Combattere il dolore da cancro: farmaci attivati dalla luce

La ricerca pubblicata su International Journal of Molecular Sciencesstata condotta su modelli animali dal Laboratorio di Neurofarmacologia dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma, l’Università “Luigi Vanvitelli” di Napoli e l’Istituto di Chimica Avanzata della Catalogna di Barcellona, apre le porte all’optofarmacologia.

È stato osservato dai ricercatori come sia possibile somministrare farmaci meno “aggressivi” e più “controllabili” per alleviare i devastanti dolori dei pazienti oncologici. I suddetti farmaci infatti vengono introdotti nel corpo ancora “dormienti”; quando poi vengono illuminati da una sorgente luminosa, essi si attivano dando gli effetti di sollievo sperati.

Attraverso fibre ottiche installate in specifiche aree cerebrali è possibile ottenere un effetto analgesico immediato “svegliando” molecole ad azione farmacologica circolanti nel sangue.

Si legge nel documento ufficiale. Il farmaco appena sperimentato nello specifico regola l’attività del recettore mGlu5 (un recettore metabotropico del glutammato, essenziale nella trasmissione di segnali tra le cellule del sistema nervoso). Spiega dunque Serena Notartomaso, biologa nel Laboratorio di Neurofarmacologia del Neuromed:

L’idea è di ‘ingabbiare’ il farmaco all’interno di una struttura molecolare capace di dissolversi quando viene esposta a una determinata frequenza luminosa. In questo modo la molecola può circolare in tutto il corpo senza avere alcun effetto fino a che non viene illuminata, cosa che otteniamo attraverso un LED impiantato in una specifica regione del cervello, il talamo, cruciale nella trasmissione degli impulsi dolorosi. A questo punto, in pochi millisecondi, il farmaco sarà attivato, ma esclusivamente in quel punto, senza arrecare alcun effetto sul resto dell’organismo.