Chirurgia della prostata: nuove tecniche e benefici

Buone notizie per il trattamento della prostata ingrossata, disturbo di cui soffre circa un uomo su sette dopo i 50 anni. Vediamo i nuovi possibili trattamenti per curare questa malattia. 

Prostata

L’alternativa all’intervento tradizionale, che comporta la resezione della ghiandola, si chiama Urolift ed è una tecnica mininvasiva che sta prendendo piede anche in Italia, come conferma uno studio internazionale pubblicato su European Urology.

La nuova metodica si avvale di speciali “mollette” che

“dall’uretra, attraverso un citoscopio, vengono inserite sulla prostata per stringerne i lobi e ridurre la pressione della ghiandola sul canale urinario – spiega Bernardo Rocco, dell’Unità di Urologia della Fondazione Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano -. Bastano dai 15 ai 30 minuti, spesso il paziente può rientrare a casa già in mattinata”, continua l’urologo.

L’intervento alla prostata


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Nonostante la tecnica non abbia grosse controindicazioni e possa essere utilizzata anche su soggetti anziani fragili, senza precludere un successivo intervento chirurgico, non tutti ne possono beneficiare:

“I candidati ideali hanno una prostata ancora abbastanza piccola, con una forma regolare e l’ostruzione dovuta soltanto alla pressione dei lobi laterali; i sintomi devono essere moderati ma non gravi”, avverte lo specialista.

Un vantaggio in più: a differenza della resezione, che non lede l’erezione né impedisce i rapporti sessuali, Urolift non incide in alcun modo sulla capacità eiaculatoria, condizione sofferta dalla maggior parte dei pazienti.


Paolo Cesarotti
  • Nutrizionista
  • Laureato in Scienze biologiche con indirizzo Bio-Sanitario
  • Master in medicina d'urgenza
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