Cancro al cavo orale: diagnosi, sintomi, esami e cura

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14/01/2021

Il cancro al cavo orale è un tipo di tumore piuttosto diffuso in particolare tra gli uomini. Purtroppo in 2 casi su 3 non viene diagnosticato precocemente perché i suoi sintomi vengono presi alla leggera

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Con la collaborazione delle dottoresse Maria Benevolo, Anatomia Patologica IRE, e Maria Gabriella Donà, Dermatologia Infettiva San Gallicano, e del Prof. Giuseppe Spriano, ex direttore di Otorinolaringoiatria e Chirurgia testa-collo IRE.

L’arma più forte è sempre la prevenzione. Nell’oncologia lo si ripete spesso. La diagnosi precoce dei sintomi, infatti, per gran parte dei tumori, permette di alzare fino al massimo le possibilità di cura e con esse le probabilità di dire: “ce l’ho fatta, ho sconfitto il mio nemico”.

Non sempre però è facile accorgersi in tempo dei sintomi o dar loro il giusto peso. È il caso dei tumori al cavo orale.

Qual è l’incidenza del cancro al cavo orale?

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Nel mondo, il cancro di faringe e laringe rappresentano quasi il 5% di tutte le neoplasie. Quelli riconducibili in generale alla categoria testa collo (cavità orale, faringe, laringe, rinofaringe e ghiandole salivari) colpiscono ogni anno 600mila persone a livello globale.

Oltre 350mila è il calcolo dei decessi. I sintomi sono raucedine persistente, mal di gola, bruciore alla lingua o lesioni alla bocca, gonfiore al collo, difficoltà a deglutire, naso chiuso o sanguinamento. Gli esperti consigliano di rivolgersi al medico se uno di questi segnali perdura per 3 settimane.

Nonostante si localizzino in un’area per tutti noi semplice da controllare anche solo davanti allo specchio, questo tipo di neoplasie rischiano a volte di essere diagnosticate solo quando sono a uno stadio avanzato (2 pazienti su 3).

Eppure le cure, così come la chirurgia, hanno compiuto passi da gigante e permettono di aumentare le aspettative di vita (più dell’80% dei pazienti sopravvive dopo i 5 anni se diagnostica precocemente il cancro).

L’intervista agli esperti sul tumore al cavo orale

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Ce lo spiegano in questa intervista il Prof. Giuseppe Spriano, direttore di Otorinolaringoiatria e Chirurgia testa-collo dell’IRCCS Regina Elena di Roma, e le dottoresse Maria Benevolo, del reparto di Anatomia Patologica, sempre dell’Istituto specializzato nella terapia dei tumori,  e Maria Gabriella Donà, di dermatologia Infettiva dell’IRCCS San Gallicano di Roma.

Come si manifestano e quali sono i consigli per la diagnosi precoce dei tumori al cavo orale?

I tumori del cavo orale si manifestano come ulcerazioni a margini irregolari, dolenti. Negli stadi avanzati, inoltre, con la difficoltà alla deglutizione e all’articolazione della parola.

Quando si può dire che la diagnosi è precoce?

A dispetto di quanto appena detto spesso la diagnosi non è precoce perché il paziente sottovaluta i sintomi e perde tempo, come pure il medico o il dentista. Ovviamente le possibilità di cura aumentano se il tumore viene riconosciuto in stadio iniziale e la cura è meno invasiva.

Quali sono gli esami a cui viene sottoposto il paziente per la diagnosi?

L’esame più importante è proprio quello di sottoporsi ad una visita otorinolaringoiatrica. In fase pre-operatoria verranno eseguiti esami diagnostici (ecografia, Tac o risonanza magnetica) per valutare l’estensione della malattia e l’eventuale presenza di metastasi linfonodali.

Una volta diagnosticato, in attesa di un eventuale intervento chirurgico, quali le regole o i comportamenti a cui deve attenersi il paziente? 

Non fumare e non bere alcolici. Due regole per un corretto stile di vita utili a prevenire numerosi tumori e problemi cardiovascolari.

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Quante donne vengono colpite da questo tipo di tumore?

In Italia si registrano circa 2.300 nuovi casi all’anno di tumori testa-collo tra le donne contro circa 7.500 casi/anno tra gli uomini. Nel cavo orale, in particolare, si diagnosticano circa 1.500 nuovi casi l’anno tra le donne e 2.300 tra gli uomini.

Negli uomini la probabilità di avere un’infezione orale da virus HPV16 (Papilloma Virus Umano) è 7 volte più alta e la probabilità di avere una diagnosi di carcinoma orofaringeo è 5 volte maggiore rispetto alle donne.

Fattori di rischio?

I tumori della testa e del collo sono principalmente associati al consumo di alcol e tabacco (l’85% dei tumori testa collo è riconducibile al consumo di tabacco).

Tali fattori possono interagire sinergicamente incrementando il rischio di sviluppo di un carcinoma squamoso. Il ruolo eziologico del fumo come fattore di rischio per l’insorgenza di questi tumori è definito dalla presenza di diversi agenti cancerogeni contenuti nel prodotto di combustione del tabacco.

In particolare, per i fumatori la probabilità di sviluppare un tumore squamoso della testa e del collo è circa dieci volte più alta di quella dei non fumatori.

Recentemente è emerso che il Papilloma Virus Umano (HPV) ha un ruolo nello sviluppo di un sottogruppo di carcinomi squamosi testa-collo.

L’infezione da HPV, in particolare il tipo 16, si riscontra in circa il 30% di questi tumori, con picchi di prevalenza nei tumori orofaringei, particolarmente tonsillari.

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Novità chirurgiche per il cancro al cavo orale?

Le novità più recenti in chirurgia sono l’introduzione della robotica negli ultimi 3-4 anni e dei lembi rivascolarizzati (trapianto autologo, ndr) ormai da diversi anni.

Quando è necessario l’ausilio del robot?

La chirurgia robotica viene utilizzata nei tumori posteriori al cavo orale, come quelli orofaringei, difficilmente visualizzabili e raggiungibili dalle mani del chirurgo.

Consiste nell’inserire nella bocca 3 braccia del robot, una con una telecamera 3D che ha un’angolatura che consente di vedere anche angoli nascosti, mentre le altre due hanno all’estremità 2 piccole mani che eseguono tutti i movimenti delle mani del chirurgo.

Quest’ultimo sta ad una consolle e inserisce le proprie dita in cilindri che recepiscono i movimenti delle dita stesse e li trasmettono fedelmente alle mani del robot.

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La chirurgia ricostruttiva microvascolare, cioè il trapianto di tessuto autologo (prelevato dal paziente stesso), si usa nel caso di estese asportazioni chirurgiche per rimpiazzare i tessuti asportati.

Ad esempio quando viene asportata metà lingua o più della metà o tutta la lingua questa viene ricostruita utilizzando tessuti cutanei o muscolari, i cosiddetti “lembi” che vengono trasferiti in bocca collegando le arterie e le vene ad arterie e vene del collo.

Questo ha aumentato molto le possibilità di asportazione che in precedenza dovevano essere limitate perché il tessuto tolto non era ricostruibile. In pratica potendo sostituire i tessuti tolti possono essere asportati tumori più grossi. 

Quali sono i rischi maggiori?

Il rischio è quello del mancato attecchimento del trapianto ma questo accade in circa nel 3-5% dei casi.

La qualità di vita post intervento 

Lo scopo della ricostruzione è proprio quello di migliorare il recupero della funzione, soprattutto la deglutizione, e di conseguenza la qualità di vita.

Dopo quanto tempo dall’operazione il paziente torna a mangiare e parlare?

Dopo circa 3 settimane il paziente riprende le sue funzioni.

Come in tutta la chirurgia oncologica il supporto psicologico di medici e parenti è fondamentale per tornare alla vita e alle funzioni precedenti.


Caterina Mora
Laureata in Biologia della nutrizione
Beauty consultant
Wellness consultant
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