Artrosi: sintomi, prevenzione e cure

L’artrosi è una delle patologie più diffuse soprattutto nella popolazione anziana. Ma cosa comporta questo disturbo? Vediamo insieme quali sono i fattori di rischio, i sintomi e le possibile cure di questa patologia.

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L’artrosi è una delle patologie croniche più diffuse nella popolazione, responsabile della maggior percentuale dei casi di disabilità nei soggetti anziani. Sebbene l’insorgenza della malattia si manifesta soprattutto nell’età avanzata, essa non è una patologia legata all’invecchiamento: molti anziani infatti non ne soffrono.

In Italia è stato calcolato che ad esserne colpito sono circa 4 milione di persone, soprattutto le donne. Più specificatamente, l’artrosi è una patologia che causa la degenerazione dell’articolazione cioè la progressiva alterazione e perdita delle componenti anatomiche (cartilagine ed ossa) che costituiscono le articolazioni. Può coinvolgere anche i muscoli satelliti di queste ultime.

Fattori di rischio


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La combinazione di fattori genetici e fattori ambientali contribuiscono all’instaurarsi di questa condizione patologica. Ma se nei confronti della predisposizione genetica nulla possiamo fare; diversamente, rispetto ai fattori ambientali quali soprappeso, obesità, sollecitazioni meccaniche (ad esempio malposizioni articolari, lussazioni), alimentazione, possiamo invece fare tanto iniziando in particolare dalla prevenzione. La presenza di patologie che riguardano il sistema endocrino come ad esempio il diabete, malattie della tiroide rappresenta un altro fattore di rischio da tenere in considerazione.

I sintomi

Il principale bersaglio dell’artrosi sono l’anca, il polso, il ginocchio e la mano. Sintomo principale avvertito da chi soffre di questa patologia è il dolore definito di tipo meccanico proprio perché insorge grazie al movimento dell’articolazione; mentre tende a scomparire o per lo meno, ad alleviarsi, con il riposo.

Al mattino, spesso il dolore è anche accompagnato da una breve rigidità che si può anche presentare in seguito alla ripresa del movimento dell’articolazione dopo un piccolo periodo di riposo, in media di 10-15 minuti. Altro segno distintivo dell’artrosi è il gonfiore e la tumefazione dell’articolazione colpita.

Negli stadi più avanzati si può verificare un’ipotrofia dei muscoli ovvero una riduzione della massa muscolare. L’esame radiologico è quello che certamente ci aiuta nella diagnosi e nella conoscenza del livello di deformazione dell’articolazione, in particolare, nella valutazione della percentuale della riduzione dello spazio esistente tra le ossa che compongono l’articolazione.


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La prevenzione

L’artrosi è una fra le patologie reumatiche nei confronti della quale si può e si deve fare prevenzione. Nonostante infatti si possa avere una predisposizione genetica nei confronti di questa patologia, un corretto stile di vita e l’eliminazione di scorretti comportamenti può decisamente ritardare l’insorgenza, ma anche la progressione della malattia.

La riduzione del peso è la principale arma di difesa nei confronti di questa malattia reumatica: studi epidemiologici sulla popolazione hanno pienamente dimostrato come il mantenimento di una condizione di normopeso riduce del 50% la probabilità di insorgenza di artrosi al ginocchio. Allo stesso modo, la riduzione del peso in coloro che già soffrono di artrosi, riduce i dolori articolari e la progressione della malattia. Se al mantenimento del peso corporeo associamo lo svolgimento di una regolare attività fisica, contribuiremo maggiormente al mantenimento dell’integrità articolare.

L’alimentazione

Anche in questo caso l’alimentazione gioca un ruolo chiave nel combattere questa malattia riducendo in primis l’infiammazione articolare. La dieta Mediterranea in particolare si rivela ancora una volta lo stile alimentare più adatto proprio perché si basa sull’assunzione di cibi ricchi di acidi grassi polinsaturi omega-3 capaci di svolgere una certa e comprovata azione antinfiammatoria.

Gli omega-3 infatti sono in grado di contrastare la produzione delle citochine, proteine responsabili della condizione di infiammazione; ma anche di ridurre l’attività di enzimi coinvolti nella degradazione della cartilagine. I cibi a maggior contenuto in omega-3 sono: l’olio extravergine di oliva, la frutta secca, il pesce, in particolare salmone, tonno, sardine, trota, sgombri.

Gli alimenti che compongono la dieta mediterranea vantano anche di essere una importante fonte di antiossidanti tra cui vitamina A, C e vitamina E, capaci di controllare l’infiammazione e di aiutare a prevenire i danni tissutali causati dai radicali liberi. È preferibile non ricorrere all’uso di integratori, infatti, un’alimentazione varia, ricca in frutta e verdura di stagione, sarà sufficiente per fare il giusto rifornimento.


Paolo Cesarotti
  • Nutrizionista
  • Laureato in Scienze biologiche con indirizzo Bio-Sanitario
  • Master in medicina d'urgenza
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