Anoressia: problema in aumento tra gli uomini

Arianna Preciballe
  • Esperta di: Diete e cura degli inestetismi

Negli ultimi anni i dati legati all’anoressia sono in forte aumento. La malattia, però, ormai non riguarda più solo le donne ma sta cominciando a essere un problema anche per gli uomini! 

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I disturbi alimentari continuano a essere considerati “problemi da donne” e gli stessi medici non sono abituati all’anoressia maschile. Ma questo negli ultimi anni ha portato a diagnosi errate e tardive e a una sottostima del problema dovuta anche al fatto che i ragazzi non presentano un sintomo preciso come l’amenorrea (l’interruzione del ciclo mestruale).

Altri segnali, però, possono far capire che un ragazzo soffre d’anoressia. Il primo è ovviamente la magrezza eccessiva, quelli secondari sono perdita dei capelli, i disturbi ai denti e lo scarso interesse per il sesso.

Uomini: l’anoressia è in aumento

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Secondo i dati dell’ABA, Associazione per la ricerca sull’anoressia, la bulimia e i disturbi alimentari in Italia i malati sono in maggioranza donne (circa l’80%) ma stanno aumentando anche gli uomini, oggi più di 670 mila.

Come per le donne, all’origine dei disturbi alimentari possono esserci rapporti difficili con i genitori, vita di coppia conflittuale o traumi infantili.

“Per trattare disturbi dell’alimentazione è necessario associare terapie psicologiche alle cure farmacologiche. Inoltre, la guarigione è più rapida se la diagnosi e le cure sono precoci”.

ha spiegato Maria Gabriella Gentile, direttore della Struttura di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’A.O. Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano.

Manca la consapevolezza nei genitori

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“Spesso i malati arrivano al centro quando la patologia è già in atto da tempo, uno su quattro dopo oltre 3 anni. Ancora manca la consapevolezza sulla gravità della malattia, che secondo i dati scientifici porta alla morte nel 5% dei casi. Le persone che soffrono di anoressia o bulimia, difficilmente cercano la cura. Anzi, nella maggior parte dei casi negano la malattia. Dovrebbero essere i genitori a preoccuparsi del comportamento alimentare anomalo dei figli, perché anche i medici di famiglia spesso sottovalutano il disturbo”

ha aggiunto la dottoressa Gentile.

Nei centri che si occupano dei disturbi dell’alimentazione sono sempre più frequenti le mamme che portano i bambini di 10/11 anni definiti “inappetenti” dai pediatri; in molti casi il rifiuto del cibo può essere l’inizio di un disturbo alimentare grave.