Anemia: sintomi e cure

Con la consulenza del dott. Raffaele Tartaglione, Istituto di Ematologia del Complesso Integrato Columbus – Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e della della dott.ssa Tiziana Vetralla, dietista ad Arezzo; vediamo come curare l’anemia e la dispnea. 

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L’emoglobina è una proteina contenuta nei globuli rossi, con la funzione di permettere lo scambio ossigeno-anidride carbonica tra i polmoni e le cellule e viceversa. Ma quando i suoi valori nel sangue periferico sono inferiori a quelli minimi normali (12,5 g/dl nella donna post-menopausa e nell’uomo, e di 11,5 g/dl nella donna in età fertile) si pone la diagnosi di anemia.

Per la sintesi dell’emoglobina è indispensabile un corretto apporto di proteine, ferro, vitamina B 12 e acido folico.

“Diete disordinate, insufficienti o addirittura prive di questi elementi possono concorrere all’aggravarsi o, addirittura, all’insorgere di questa patologia” spiega il dott. Raffaele Tartaglione.


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Ma può verificarsi anche per altre cause, come disturbi ginecologici dovuti a fibromi uterini e cicli abbondanti o per una pratica sportiva intensa. Per ogni tipo di anemia è prevista una particolare terapia che va impostata e prescritta dal medico, meglio se specialista ematologo perché l’assunzione incongrua del ferro e della vitamina B12 può addirittura rivelarsi dannosa e/o pericolosa. La regola numero uno rimane, però, un’alimentazione adeguata.

I sintomi

Pallore della cute e delle mucose, dispnea (difficoltà nella respirazione), tachicardia, cardiopalmo (percezione del battito cardiaco), facile affaticamento, cefalea, vertigini, lipotimie (svenimenti), svogliatezza, riduzione delle capacità di concentrazione e di memoria.

Nei casi di anemia indotta da patologie a carico di altri organi, questi sintomi vanno ovviamente ad aggiungersi a quelli legati alla malattia di base, aumentandone a volte l’intensità e talora inducendo ulteriori danni a carico degli stessi. Il manifestarsi e l’intensità di questi campanelli d’allarme sono legati alla rapidità con cui s’instaura l’anemia e dai livelli dell’emoglobina.

La dieta giusta

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La dieta deve essere varia e comprendere, in particolare, cibi che contengano ferro, acido folico e vitamina B12. Questi tre elementi hanno un ruolo chiave perché sono utili alla sintesi dell’emoglobina.

Il ferro. È contenuto sia in alimenti di origine vegetale, sia animale: legumi, polvere di cacao amaro, noci, mandorle; uova; carni rosse e bianche. Sono consigliati anche il fegato, i pesci, prosciutto crudo magro, bresaola. Per assorbire maggiormente il ferro, durante il pasto è consigliata una spremuta fresca di agrumi: l’alto contenuto di vitamina C facilita l’assorbimento intestinale del ferro.


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La vitamina B12. È presente soprattutto in alimenti di origine animale: pesce azzurro, carne bovina e suina, fegato, uova, molluschi, lievito di birra vivo, alcune alghe, mozzarella, emmenthal, parmigiano.

L’acido folico- Come indica il nome stesso, si trova nelle foglie verdi degli ortaggi crudi, ma anche in legumi, frutta di stagione, nel germe di grano, nel lievito vivo di birra, nelle arance. La cottura lo distrugge, pertanto sarebbe bene consumare vegetali crudi.

Alimenti da limitare

Il tè e il caffè, perché contengono tannini e i pomodori, il rabarbaro, le barbabietole per l’acido ossalico, che inibisce la capacità di assorbimento del ferro. Basta però cuocere questi alimenti, separando l’acqua estratta, per eliminare la presenza di acido ossalico.