Netflix, Squid Game: la vera spiegazione

13/10/2021

Come mai Squid Game, la serie coreana targata Netflix, sta facendo impazzire (in positivo) milioni di telespettatori in tutto il mondo? Sembra che si tratti di una semplice serie horror ma, in realtà, dietro c’è molto di più!

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Squid Game è una serie tv uscita su Netflix qualche settimana fa che in poco tempo ha conquistato un successo mondiale, diventando una delle più viste di tutti i tempi.

La storia parla di un gruppo di persone poverissime che, per tentare di guadagnare il premio in palio, si cimentano in una sfida macabra e pericolosa, che in caso di sconfitta gli costerà la vita. 

Ma come mai questo prodotto, la cui trama distopica potrebbe essere paragonata a molti altri film o serie, ha ottenuto un inarrestabile successo?

Il motivo sarebbe da attribuire al fatto che nella serie sono enfatizzate le paure, le aspirazioni e i sogni si ciascuno di noi, cosa che proietta i telespettatori nella storia stessa, facendoli sentire quasi parte del gioco.


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Squid Game: perché piace così tanto?

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Il tema del gioco a cui partecipare per sopravvivere non è nulla di nuovo e, infatti, l’idea è stata già portata sugli schermi da film come Hunger Games o Maze Runner. Stavolta, però, oltre al thriller dai temi horror molti hanno letto una critica alla società coreana e, più in generale, alla società moderna tutta.

Come dice uno dei personaggi, infatti, sia le persone con troppi soldi che quelle con troppi pochi non riesco a vivere in maniera divertente.

La gara che fa rischiare la vita ai concorrenti, infatti, è volta solo a vincere una somma di denaro tale da non sentirsi inferiori agli altri e da non essere più schiacciati dal sistema, insomma una sorta di ossessione verso il denaro che fa sembrare il rischio di morte poco importante.

Nella serie si leggono anche richiami all’impoverimento che il mondo tutto ha subìto in seguito al Corona Virus ma anche al desiderio di evasione a al ritorno all’infanzia (attraverso i giochi che fanno parte della sfida) in cui non esistevano divisioni sociali. 

La scelta di gare con il tiro alla fune, il gioco degli origami, “un, due tre, stella”, infatti,  non è casuale ma serve a mostrare allo spettatore la contrapposizione tra l’innocenza dei primi anni di vita e la violenza inaudita delle sfide imposte dal gioco.

Emozioni, empatia con i personaggi, risate e una fotografia davvero d’effetto fanno il resto, costringendo gli abbonati Netflix a sperare che la seconda stagione arrivi presto!


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Arianna Preciballe
  • Laureata in Fashion Design
  • Esperta di: Diete e cura degli inestetismi
  • Appassionata di Gossip e Tv
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