Andare a messa e praticare attivamente la vita religiosa rende più felici? Pare di si, a rivelarlo è uno studio condotto in America nel 2019, dove si analizzano i meccanismi relazionali che si attivano nei praticanti attivi di una religione. Ecco i risultati della ricerca.
Vanno a messa, partecipano ai gruppi di riflessione, organizzano gite ai santuari. E sembrano così felici e realizzati. Qual è il segreto dei credenti praticanti?
Uno studio, pubblicato sulla American Sociological Review e nel libro “American Grace” di David Campbell e Robert Putnam, svela qual è “l’ingrediente segreto” che rende i praticanti più felici.
“Piuttosto che le rivelazioni teologiche, è la rete sociale che si crea a far sì che chi partecipa alla vita della chiesa sia più soddisfatto – dice Lim Chaeyoon, dell’università di Wisconsin che ha condotto lo studio.
”Le amicizie costruite nelle congregazioni religiose sono motivo di appagamento”. Non a caso, la ricerca si chiama proprio “Religione, reti sociali e soddisfazione”.
I risultati dell’indagine
L’indagine rivela che il 33 per cento delle persone che seguono le funzioni religiose ogni settimana e hanno da tre a cinque amici “stretti” nella loro comunità parrocchiale dicono di essere “estremamente soddisfatti” della loro vita (hanno attribuito il punteggio più alto, su una scala da uno a dieci).
Invece, fra chi non ha amici intimi nella congregazione, solo il 19 per cento è “estremamente soddisfatto”. D’altra parte, è molto felice della propria vita anche quel 23 per cento che frequenta la chiesa soltanto poche volte all’anno, ma che ha da tre a cinque grandi amici proprio nella comunità parrocchiale.
“A questo punto – spiega Lim Chaeyoon – sembra proprio che non sia tanto l’andare in chiesa e ascoltare i sermoni a far felici le persone, quanto le amicizie che si instaurano nell’ambiente parrocchiale. Alla gente piace sentire di “appartenere” a una comunità. E questa è una delle funzioni più importanti della religione. Le amicizie la rendono reale e tangibile”.







