DDL Zan bloccato in Senato: il commento di Tiziano Ferro

Giulia Marinangeli
  • Esperta in TV e Spettacolo
28/10/2021

Ieri in aula al Senato, la cosiddetta “tagliola” ha bloccato il DDL Zan, disegno di legge contro omobitransfobia, abilismo e misoginia. In molti i personaggi pubblici e gli artisti che si sono schierati contro questa decisione, su tutti Tiziano Ferro, che oggi sui social ha espresso tutto il suo disappunto.

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Ieri nell’aula del Senato è stato stroncato il DDL Zan. La cosiddetta “tagliola” richiesta da Lega e Fratelli d’Italia ha fermato per 154 voti a 131 l’esame di articoli ed emendamenti che compongono il disegno di legge contro l’odio di natura omobitransfobica, misogina e abilista.

La notizia è stata commentata con sgomento sui social da moltissimi personaggi pubblici. Tra i più influenti c’è Tiziano Ferro, non solo sostenitore da sempre dei diritti civili, ma anche artista che da molti anni ormai ha fatto coming out ai media di tutto il mondo.

Nel suo profilo Instagram, il cantante ha affidato a delle stories la sua delusione per la mancata occasione di progresso in Italia sul fronte dei diritti civili.

Tiziano Ferro: “Uno scroscio di applausi doloroso”

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Dopo aver ricondiviso nel suo profilo Instagram le opinioni di moltissimi altri personaggi dello spettacolo e della stampa che si esprimevano con grande disaccordo nei confronti della “tagliola” che ha fermato in Senato il DDL Zan, Tiziano Ferro ha postato nelle stories l’audio dell’esultanza da stadio dei Senatori detrattori del disegno di legge che applaudivano ed urlavano.

A questo audio, nella storia, si vede una scena di una foto di Tiziano Ferro stesso che viene cancellata, accompagnata dalle sue parole scritte in nero:

“Io l’ho sempre saputo di non essere nessuno, sempre. Uno sfigato, uno che canta canzoni per depressi come lui, un f****o qualsiasi.

Me l’hanno detto da quando sono nato. Me l’hanno urlato a pugni e sputi davanti a tutti i compagni di scuola, l’hanno insinuato per anni sui giornali, sottovoce per strada, mi hanno umiliato nelle canzoni, per oassaparola col dito puntato, a voce alta e lo sguardo basso, con finta compassione e spietata inclemenza.

Ma non pensavo uno scroscio di applausi potesse essere così doloroso.”

Le parole del suo documentario

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Poche ore dopo, Tiziano Ferro, ha condiviso, sempre nelle Instagram stories, un monologo del suo docufilm per Amazon Prime Video che è sembrato come un messaggio di speranza per tutti i suoi follower, soprattutto per i membri della comunità LGBTQ+.

Il cantante di fama internazionale ha scelto uno stralcio nel quale emerge uno spiraglio di speranza verso un lieto fine per il progresso e per i diritti civili:

“A pensarci bene non sarei dovuto arrivare nemmeno a 30 anni. Sembra sempre di camminare al buio completo. Certe guerre te le porti dietro. A volte ci convivi, a volte riesci a farci pace.

Quelli come me hanno un’aspettativa di vita bassa: quaranta è più di quello che avrei mai sperato. Ora è tutto in discesa. La vita è iniziata di nuovo. Da adesso. Come mi chiamano? Ferro.”