Can Yaman: una filosofia di vita dalla quale imparare

In occasione dell’uscita della nuova serie che vede Can Yaman come uno dei protagonisti, l’attore turco ha rilasciato una nuova intervista in cui parla di quanto importante sia andare oltre l’estetica e migliorarsi sempre dentro, piuttosto che fuori.

Can Yaman: una filosofia di vita dalla quale c’è solo da imparare

Can Yaman sarà uno dei protagonisti della serie che avrà inizio il 30 settembre su Canale 5, Viola come il mare. Can Yaman, nato in Turchia nel 1989 ha poi ha trovato un immenso successo in Italia come attore, e durante un’ultima intervista ha svelato quali siano i motori che rendono brillante la sua esistenza e quale sia per lui il vero valore di una vita vissuta pienamente.

Durante un’intervista per Il Corriere, Can Yaman ha ripercorso la sua storia e sottolineato quanto l’estetica per lui conti ben poco, anzi. Il suo stesso stimarsi si distacca molto da una questione di apparenza e fa piuttosto appiglio a ciò che c’è oltre, ciò che c’è dentro. Secondo le sue stesse parole, “Sono gli altri che mi ricordano sempre che sono bello, fosse per me, me lo sarai già dimenticato. Se la bellezza mi ha aiutato nel mio lavoro? Se non fossi stato bello avrei avuto ancora più successo.

Can Yaman: “Ero un secchione, bisogna essere determinati”

Can Yaman: una filosofia di vita dalla quale c’è solo da imparare

Anche dal modo in cui una persona si pone, si capisce molto di quel che non viene mostrato. E appunto, di Can Yaman non sorprenderà sapere cosa egli sostenga e come la pensi riguardo determinati aspetti. Anzi, le parole spese da Can Yaman durante l’intervista appena pubblicata da Il Corriere, suggeriscono che quello di Yaman sia un approccio dal quale imparare molto:

Bisogna andare oltre il pregiudizio. Ci sono persone più belle di me, ma se l’aspetto non è accompagnato da altre virtù come tenacia, grinta, disciplina e determinazione, non si va lontano. La bellezza da sola non basta, così come il talento. In tanti sognano di recitare, magari anche all’estero, ma non so quanti sono poi realmente disponibili a lasciare tutto: casa, famiglia, affetti e ripartire da zero in un nuovo Paese, parlando una nuova lingua.

E nel ricordare i tempi della scuola, quando Can Yaman frequentava il liceo in lingua italiana per scelta e per ambizione, l’attore ha messo in chiaro quanto si sia impegnato e non solo per dovere, ma per curiosità e volontà di arricchirsi:

Ero secchione proprio. Il lavoro di mio papà (avvocato, la madre è professoressa, ndr.) andava sempre peggio. Mi sentivo così incastrato da cercare una via di scampo e l’educazione era questo. Migliorarmi era l’unica via di fuga. I miei mi dicevano che avrebbero potuto spostarmi in un’altra scuola per via dei costi e questo mi ha incentivato: ho concluso il percorso primeggiando, ero il migliore della scuola. La mia media, 92,57 su cento, resta il record. Non mi hanno mai superato. Avevo un’ambizione pazzesca. Ero amico di un ragazzo albanese: un genio. Con lui leggevamo non solo i libri della scuola italiana, ma quelli delle scuole americane, con il sogno di studiare in America. E poi ci piaceva la filosofia: Platone, Aristotele… insieme parlavamo in italiano.