Alzheimer: quali sono le cause e chi sono i soggetti a rischio

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29/01/2021

L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa che si instaura prevalentemente negli ultrasessantacinquenni. La patologia, chiamata anche ‘la malattia della mente smarrita’, è sempre più diffusa in Italia. Essa non fa distinzioni di etnia, sesso e classe sociale

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Sono veramente allarmanti gli ultimi dati sulla diffusione della malattia di Alzheimer: novecentomila casi nel nostro Paese, con 80 mila nuovi malati ogni anno e con la previsione di veder raddoppiare questi numeri nei prossimi vent’anni.

Chiamata anche la ‘malattia della mente smarrita’, è un processo degenerativo che colpisce le cellule nervose cerebrali, in particolare di quelle zone del cervello, come l’ippocampo e la corteccia cerebrale, che governano memoria, linguaggio, percezione e cognizione spaziale.

I danni che i neuroni di queste zone subiscono sono tali che si verifica gradualmente la perdita della memoria e delle capacità di ragionamento, di pensiero e di linguaggio.


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Chi ne soffre non è più in grado di svolgere le più comuni attività quotidiane come vestirsi, lavarsi, parlare e neppure di riconoscere i propri cari.

La malattia colpisce in particolare gli ultra-sessantacinquenni, con un’incidenza di un italiano su venti, ma può manifestarsi anche prima, sebbene più raramente.

Alzheimer: soggetti a rischio, la ricerca

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L’Alzheimer colpisce senza distinzioni di gruppo etnico, di classe sociale e di sesso, anche se è leggermente più diffusa fra le donne.

“La malattia è provocata da una distruzione dei neuroni cerebrali dovuta principalmente alla proteina beta-amiloide (A-beta) che si deposita tra i neuroni causando dei grovigli e delle placche che portano alla morte dei neuroni stessi”

spiega Alessandro Padovani, Professore di Neurologia della Clinica Neurologica dell’Università di Brescia.

“Questa proteina viene prodotta normalmente dai neuroni cerebrali: in determinate concentrazioni serve a regolare la trasmissione delle informazioni fra le cellule cerebrali e interviene nei processi di memorizzazione. Ma per qualche ragione che non sappiamo, a un certo punto l’equilibrio tra la sua produzione e la sua eliminazione si altera provocando un aumento patologico della sua concentrazione, tale da indurre tossicità per il neurone stesso ed ecco che ha inizio la malattia”.


Caterina Mora
Laureata in Biologia della nutrizione
Beauty consultant
Wellness consultant
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