Voglia di insultare in preoccupante aumento fra i ragazzini

Al giorno d’oggi è sempre più frequente sentire ragazzini appena adolescenti utilizzare un linguaggio pieno di parolacce ed insulti. Questo tipo di linguaggio è spesso usato per esternare una forte rabbia. La famiglia ha un ruolo chiave nella gestione di questo modo di fare.

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Con la consulenza del dottor Daniele Novara, Pedagogista:

Marilena, tredici anni, ha dovuto cambiare numero di cellulare perché continuava a ricevere insulti via whatsapp. Luca, che di anni ne ha quattordici, non esita a insultare il fratello di dieci perché meno esperto di lui nello sport.

Il ventaglio di volgarità è vario: si va dal “rompi” fino al figlio di… o al  “vaffa”. In Gran Bretagna furoreggiano le sigle FW o HBJ, iniziali di parole che non si possono pronunciare.

Gli adolescenti in generale sono in pole position nell’uso di queste parolacce tanto che da una ricerca del Centro Pedagogico per la pace e la gestione dei conflitti emerge che solo due ragazzi su dieci non ricorrono a offese e insolenze rivolte spesso anche ai loro familiari.

Perché ai giovani piace insultare

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Ingiurie e oltraggi costituiscono un modo di comunicare che appartiene al vocabolario quotidiano dei ragazzi e che viene trasferito facilmente anche in famiglia.

I classici “vaff”, usati per agganciare gli amici, rivolgersi ai compagni e ai fratelli vengono riportati pari pari in casa, senza alcuna inibizione. Intorno al tavolo familiare e alla fermata dell’autobus si usa lo stesso linguaggio.

La cosa sorprendente è che tutte le frapposizioni (“fatti i c. tuoi”, “fottiti” etc.) sono accompagnate da abbracci o pacche sulle spalle!

Come se la parolaccia avesse la funzione di evidenziatore affettivo, come se rimarcasse in alcuni casi la simpatia per un certo amico o familiare.

In altri casi, invece, è un’esplosione di rabbia verso qualcuno che consideriamo più bello, bravo, vestito alla moda oppure che percepiamo diverso da noi per educazione, provenienza sociale, livello di istruzione.

Papà, mamma e le regole

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L’abitudine a offendere e usare parolacce dipenderebbe anche dallo stile di vita in famiglia. Oggi i genitori sono sempre più disponibili in nome dell’affettività a giustificare azioni decisamente fuori dalla legalità: “fare a botte per reagire ad un’offesa”, “viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare il biglietto”, “insultare gli altri se meritano di essere presi a male parole”.

Padri e madri a volte non sono tesi solo verso il compito di educare, quanto piuttosto ad attirare il figlio a sé e a prevenire ogni suo bisogno, senza porre regole da rispettare.

In famiglia spesso non c’è una precisa divisione di ruoli e quindi non c’è rispetto per la posizione che ognuno ricopre: tutti sono “alla pari” e possono esprimersi allo stesso modo, senza regole. Cioè senza quei limiti che forniscono un criterio per differenziare ciò che è bene e ciò che è male, indicando così la strada da percorrere, la direzione verso cui tendere.

Ma la regola ha bisogno di coerenza. Ad esempio, se al figlio si vieta di insultare gli altri come può correggersi se alla sera il fratello maggiore usa parolacce?

Soluzioni: modelli e indicazioni

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I ragazzi hanno bisogno di modelli e, spesso, ci insultano per provocarci e vedere se quel linguaggio amicale funziona anche con noi genitori e fino a che punto possono spingersi con la confidenza.

Dietro l’insulto dei nostri figli c’è molte volte una richiesta silenziosa che è quella di porre un limite alla loro libertà. Di dare regole che, se infrante, fanno scattare il rimprovero. Importante poi fornire indicazioni che significa spiegare, possibilmente con esempi, quali potrebbero essere le conseguenze di un comportamento che devia.

Nel caso dell’insulto l’effetto è chiaramente il distacco emotivo del genitore offeso che poi deve essere tradotto in azioni concrete: non dare più – per un tempo da stabilire caso per caso – i soldi per il cinema o le uscite. E solo quando il linguaggio di nostro figlio sarà più appropriato i rapporti affettivi torneranno normali.

Questa presa di posizione chiara sta a significare che il ragazzo con il suo comportamento ha rotto il patto di fiducia con i genitori e ora deve lottare per riconquistarselo.

Attenzione ai bambini che dicono parolacce

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Diverso il discorso sui bambini. Se un bimbo di 6-7 anni insulta i genitori in linea di massima significa che non ha una grande consapevolezza linguistica. In questo caso “vaff” è un intercalare che funziona da intervallo nel ritmo dei pensieri, una pausa che indica povertà lessicale, incapacità di parlare legando le frasi.

E, allora, bisogna lavorare per arricchire il suo vocabolario per favorire una più corretta espressività. Ovviamente accanto a questo insegnamento bisogna sempre attivare il rimprovero nel caso in cui il bambino continui a dire parolacce.

Diversa è la condizione dei ragazzini di 9-10 anni. A quest’età sono consapevoli e hanno più padronanza della lingua. In questo caso insulti e parolacce ripetuti spesso sono un segnale d’allarme di un disagio profondo del bambino che andrebbe indagato e curato con uno psicologo.