Viaggi esotici con bambini: rischi e precauzioni

La famiglia italiana si spinge sempre più lontano dai confini nazionali per trascorrere le vacanze e sceglie come meta aree geografiche anche molto lontane, quali l’America latina, il Sud Est Asiatico, l’Africa o il Medio Oriente. Ma cosa rischiano i più piccoli?

Viaggi esotici con bambini: rischi e precauzioni | Mamme e Bambini

Fino a pochi anni fa, le mete esotiche erano appannaggio di coppie o single in grado di adattarsi alle varie realtà perché le strutture ricettive, le condizioni igienico sanitarie e i mezzi di trasporto non erano fra i migliori.

Oggi, grazie a un miglioramento generale dell’offerta turistica, i disagi e i rischi che tali viaggi comportavano sono diminuiti, ma non scomparsi. I genitori possono dunque affrontare con più serenità una vacanza nei paesi esotici con i propri figli, a patto però di informarsi sui rischi di contagio di malattie infettive non presenti in Italia e talvolta sconosciute agli stessi pediatri di famiglia.

Cosa fare, quindi, prima di partire?

Viaggiare con i più piccoli: le precauzioni necessarie

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La prima cosa da fare è organizzare con largo anticipo il viaggio verso le mete ad alto rischio sanitario perché, anche quando non presentano problemi di salute particolari o malattie croniche, i bambini hanno esigenze diverse da quelle degli adulti.

Per ottenere le informazioni necessarie ci si può rivolgere al Centro di infettivologia pediatrica più vicino, in modo da programmare e attuare un’adeguata profilassi vaccinale.

La profilassi non è unica e varia in base al paese nel quale ci si reca; inoltre, il tempo previsto per la profilassi è differente da patologia a patologia.

Fra le aree ad elevato rischio troviamo al primo posto il Continente africano e, a seguire, Il Sud Est asiatico, l’America Latina e il Medio Oriente. L’Africa sub-sahariana è un luogo piuttosto insidioso per la malaria (quella del tipo più pericoloso), mentre nel Maghreb (nord Africa) e nel Sud Est asiatico sono frequenti le malattie di origine alimentare come l’epatite A, il tifo e il colera.

Partire, insomma, sì… Ma con le giuste accortezze!

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