Parto cesareo: quando sceglierlo?

Alla fine della gravidanza, molte donne sono costrette a scegliere il parto cesareo. Scopriamo insieme quando è consigliabile che venga utilizzata questa tecnica.

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In Italia il 37,8% dei parti è cesareo. Ovvero, il bimbo non nasce in modo naturale, ma attraverso un taglio orizzontale che viene praticato sulla zona sovrapubica dell’addome e sull’utero, nella parte più bassa e meno vascolarizzata.

“Con il cesareo è stato pressoché annullato il rischio di gravi stati di sofferenza per la mamma e di complicanze per il bimbo”,  spiega il professor Giovanni Menaldo, direttore del Centro di medicina della riproduzione della clinica San Carlo di Torino.

“Questo perché si evitano le lunghe ore di travaglio che sfibravano la donna e l’uso di ventose e di forcipi per agevolare la nascita del piccolo in caso di difficoltà, che potevano causare lesioni molto gravi. Certamente però vi si deve fare ricorso solo nei casi di reale necessità“.


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Grazie all’ecografia oggi è possibile anche programmare il cesareo in anticipo (cesareo d’elezione), nel caso in cui rappresenti la soluzione più adatta per evitare il rischio di un parto complesso.

Taglio cesareo: quando è indicato?

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Sicuramente quando il bimbo è in posizione podalica, cioè presenta per primi i piedi o le natiche e non la testa, oppure presenta per prima la fronte, la faccia, o la spalla. È opportuno anche in caso di gravidanza gemellare o anche quando il bimbo è uno solo, ma molto grosso.

Sì al taglio cesareo se la placenta è previa, cioè molto bassa e blocca la testa del piccolo, o se è presente un fibroma che ostacola il parto naturale. “Si preferisce il taglio cesareo anche quando la futura mamma soffre di gestosi o di ipertensione, due disturbi che possono rendere più faticoso lo svolgimento del parto naturale”, interviene il professor Menaldo.

“Ci sono infine le situazioni di emergenza che non vanno mai sottovalutate, come la sofferenza cardiaca del feto, il prolasso del funicolo, il distacco della placenta, oppure una dilatazione insufficiente del collo dell’utero già in fase di travaglio.”