otoemissioni acustiche: cosa sono e perché sono importanti

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19/02/2021

Come possiamo verificare se il bambino sente bene, se il suo udito funziona come dovrebbe. Gli specialisti sottolineano l’importanza di individuare il prima possibile i problemi che potrebbero poi avere ripercussioni nel linguaggio e nel comportamento del bambino.

otoemisioni 2Individuare quanto prima eventuali problemi di udito in un bambino è estremamente importante per minimizzare le difficoltà nello sviluppo corretto del linguaggio, nelle capacità di comunicare e socializzare. Oggi in oltre cinque ospedali su dieci viene effettuato di routine su tutti i nuovi nati un semplice test, indolore e molto rapido, che rileva la presenza di difetti nell’udito. Il test sfrutta le otoemissioni acustiche, suoni generati da alcune cellule interne all’orecchio in risposta a uno stimolo sonoro. L’apparecchio impiegato per l’esame è simile a quello in uso negli ospedali per rilevare la temperatura, è però dotato di un microfono che emette un segnale quasi impercettibile e registra la risposta dell’orecchio, in presenza della quale è confermata la buona funzionalità dell’apparato uditivo. Se invece il test risulta positivo, il piccolo viene sottoposto ad altri esami, indispensabili per mettere a fuoco la gravità della sordità.


Fattori di rischio per l’udito

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Ma cosa succede negli altri ospedali, dove questo test non è compreso tra gli esami da fare ai nuovi nati?

“L’esame viene sempre effettuato sui bambini a rischio”, interviene Edoardo Arslan, direttore del Servizio di Audiologia e Foniatria dell’Università di Padova presso l’Ospedale di Treviso. “Si tratta in particolare dei piccoli nati prematuri, oppure che hanno “affrontato” la rosolia della mamma durante la gravidanza. Negli altri casi, cioè se il bimbo non presenta fattori di rischio, è il pediatra a controllare periodicamente la qualità dell’udito. Ci sono infatti forme genetiche che si possono manifestare fino al primo anno di età del bambino. E infezioni come il citomegalovirus, oppure la meningite, che sono responsabili delle forme più “tardive”, cioè fino ai sette, dieci anni del bimbo”.


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L’osservazione dei genitori

otoemissioni 3Massima allerta, allora. Se il piccolo, a differenza dei suoi coetanei, a due anni non ha ancora cominciato a parlare, oppure sembra sempre immerso in un mondo “tutto suo”, meglio portarlo dal pediatra.

“In nove casi su dieci è ipoacusia, cioè calo di udito, e si può risolvere con la protesi”, interviene il professor Arslan, che è tra gli specialisti più noti al mondo per i suoi studi sui problemi acustici nei bambini. “Nulla è perduto però, neppure quando si tratta di sordità. I casi sono concentrati specialmente nei primi due anni di vita e la soluzione è l’impianto cocleare. L’intervento avviene in anestesia generale e consiste nell’applicazione, nella zona profonda dell’orecchio, di un elettrodo, collegato a un apparecchietto esterno. L’impianto più recente è sottilissimo, tre volte più resistente agli urti e ha una maggiore permeabilità al sudore”.


Paolo Cesarotti
Nutrizionista
Laureato in Scienze biologiche con indirizzo Bio-Sanitario
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