Obesità infantile: come prevenirla e curarla

Arianna Preciballe
  • Esperta di: Diete e cura degli inestetismi

Con la consulenza della dottoressa Marina Aimati, medico chirurgo specializzato in scienze dell’alimentazione e rappresentante Regione Lazio della Fondazione Italiana per la Lotta all’Obesità Infantile, oggi parliamo di come prevenire (e risolvere) un problema che affligge gran parte della popolazione infantile! 

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Secondo gli studi della Fondazione Italiana per la Lotta all’Obesità Infantile, si aggira attorno al 12 percento il tasso di questa patologia in età scolare e pre-scolare.

“Questa malattia si presenta a più livelli, distinti in lieve, medio e grave. Il lieve è quando si registra un 20 percento di eccesso peso in più rispetto al peso ideale del bambino. Quando il problema è a uno stadio medio o grave, il ritorno al normopeso avviene con maggiori difficoltà, soprattutto se si cerca di intervenire durante l’adolescenza.

Per questo motivo, il peso deve essere tenuto sotto controllo fin dalla prima infanzia e già nell’utero materno, in quanto è stato dimostrato che non solo la genetica, ma anche la nutrizione della gestante ha una sua influenza a riguardo”.

commenta la dottoressa Marina Aimati, medico chirurgo specializzato in scienze dell’alimentazione e rappresentante della Regione Lazio per la Fondazione Italiana per la Lotta all’Obesità Infantile.

Obesità: attenzione ai chili in gravidanza

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Per una donna normopeso, l’aumento ideale durante i nove mesi va dai nove ai 12 chili. Quante, invece, hanno problemi di sovrappeso prima di rimanere incinte, dovrebbero seguire una dieta bilanciata ipocalorica, cercando di raggiungere il loro peso forma, per potere vivere una serena e futura gravidanza fisiologica ed evitare complicanze, quali il diabete gravidico che può essere causa di nascita prematura, non sottovalutando nemmeno il ruolo negativo dell’obesità della gestante sul parto, sia esso naturale sia cesareo.

In questo caso, il medico deve prescrivere un regime alimentare che tenga conto non solo della tipologia di cibo, ma anche della quantità da mettere nel piatto.

“In generale è comunque opportuno controllare l’eccessivo apporto di carboidrati semplici (dolci) e di proteine animali (troppa carne). Da preferire le proteine vegetali (legumi).

È stato inoltre dimostrato da studi scientifici che se la mamma segue una dieta variegata durante la gestazione, con un giusto e costante apporto di frutta e verdura, il bambino sarà più propenso a mangiare una maggiore varietà di cibi, in quanto anche i micronutrienti dei vegetali influenzano in modo positivo lo sviluppo del gusto del feto. Cosa che non avviene se la donna ha prediletto un’alimentazione monotona”.

I fattori aggravanti

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Oltre che apportare molteplici disturbi alle funzionalità dell’organismo, l’obesità può peggiorare la condizione di alcune patologie, come quelle del sistema cardiovascolare – in testa l’ipertensione arteriosa -, il diabete e la sindrome metabolica. Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha dimostrato uno stretto legame tra alimentazione, obesità e sviluppo di tumori.

“Dietro al disturbo si nasconde molto spesso anche un disagio di tipo psicologico. Se il bambino mangia molto e più del necessario rispetto alle sue attività fisiche e intellettuali può essere un campanello d’allarme. I motivi possono essere di varia natura, per esempio, la separazione dei genitori, la nascita di un fratellino, una mamma che lavora, situazioni a cui il bambino si adatta assumendo comportamenti alimentari non corretti”.