Mamme e figlie: perché nasce un conflitto?

A cura di Marco Lombardozzi, medico, psicoterapeuta, omeopata, psicopatologo forense (www.lombardozzi.it.). Vediamo perché il rapporto tra madri e figlie è così complicato.

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“Dottore, mi accorgo di somigliare sempre più a mia madre ma non voglio assolutamente essere come lei!”. Frasi come questa mi vengono spesso dette dalle mie pazienti che cercano di fare un percorso di consapevolezza e di evoluzione interiore.

Le figlie femmine hanno una crescita di personalità diversa da quella dei maschi. Appena nascono, s’identificano con il primo oggetto d’amore (la madre) e ne assorbono il modello. Successivamente, si dovrebbero staccare dall’identificazione, pur rimanendo aderenti al modello, e incontrare il padre con il quale sviluppare un confronto che ne faciliti la crescita in rapporto al modello “altro” rappresentato dal maschile.

Dovrebbero, appunto. Perché, il più delle volte, la figlia femmina rimane bloccata nell’identificazione con la madre e qui cominciano i guai.

Comportamenti a confronto: LA COMPETIZIONE

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C’è sempre tra donna e donna, ma tra madre e figlia è qualcosa di diverso. È noto che tra donne esiste un comportamento competitivo, in particolare sull’aspetto fisico e di conseguenza sulla capacità seduttiva nei confronti del maschile.

Ma tra madre e figlia è qualcosa di diverso. Qui il tema è legato allo sfiorire della madre e al fiorire della figlia. L’età avanza e la madre sente avvicinarsi il periodo della decadenza fisica mentre, invece, assiste alla giovinezza della figlia con l’esplosione degli ormoni e la nascita dei primi amori, degli entusiasmi giovanili, della scoperta della sessualità e della passione.

Perché nasce questo conflitto?

È a questo punto che scatta la competizione-gelosia, in alcuni casi. Ho visto molte volte madri che portano le loro figlie da me per qualche apparente motivo, ma in realtà vogliono trovare a tutti i costi qualcosa che non va in loro e così veicolano la rabbia competitiva sotto la maschera della madre premurosa e apprensiva.

La ragazza cresce con la sensazione di essere sempre sbagliata, di avere sempre qualcosa che non va e di conseguenza la sua autostima scende a livelli molto bassi, con le conseguenze che si possono immaginare. È chiaro, quindi, che l’atteggiamento della madre sulla figlia è molto importante per lo sviluppo della personalità di quest’ultima, ma ancor più importante è il fatto che la figlia, una volta che diventa madre, si comporterà allo stesso modo con la sua bambina oppure, per reazione, avrà atteggiamenti eccessivamente opposti. In entrambi i casi, il danno originario si perpetua, di generazione in generazione. Bisogna interrompere questa catena.

Annullarsi per la figlia

È l’errore tipico di una mamma. Per prima cosa bisogna smitizzare il rapporto madre-figlia. L’amore che si può provare non è sempre scontato e non ha a che fare con la capacità genitoriale di proporre un modello che renda autonoma la figlia dall’identificazione con la madre. Spesso è la madre che non vuole questo, a volte inconsapevolmente. Quindi bisogna far diventare consapevole ciò che non lo è, anche se questo processo è doloroso, e lo capisco.